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Sabato 27 gennaio 2018

Diana Torto Quartet

Diana Torto voce
Achille Succ
i clarinetto basso e sax soprano
Enrico Degani chitarra
Salvatore Maiore contrabbasso

Sono passati quattordici anni da quando Diana Torto ha presentato una formazione a proprio nome, si trattava allora di un quintetto, con batteria e pianoforte, oggi divenuto un quartetto con chitarra e senza batteria. Sono stati quattordici anni importanti per Diana: gli anni in cui la cantante abruzzese ha avuto modo di iniziare la splendida avventura con il pianista britannico John Taylor, conclusasi in modo prematuro e improvviso a causa della scomparsa inaspettata del musicista. Forse, prendendo in prestito il titolo da un vecchio disco di Ralph Towner, si potrebbe nominare questo nuovo quartetto: “Old friends, new friends”. Salvatore Maiore e Achille Succi erano infatti già presenti nella prima formazione; grazie anche alle numerose frequentazioni della coppia di musicisti in altri gruppi e altre situazioni musicali, costituiscono la garanzia di un interplay fondato sulla familiarità e la confidenza, che solo il suonare assieme per anni può garantire. Del tutto nuova è la presenza di Enrico Degani, anche se la Torto è stata già invitata a far parte di due progetti discografici del giovanissimo chitarrista torinese. Così come, altrettanto nuova, è la concezione sia di un quartetto senza la batteria, sia dell’utilizzo della chitarra classica in luogo del pianoforte. L’assenza della batteria è dettata dalla possibilità di sviluppare più a fondo il dialogo e il contrappunto tra le diverse linee musicali; la scelta della chitarra, va sottolineato “chitarra classica”, scelta più rara in ambito jazz, è legata a due motivi: la necessità di allontanarsi dal suono del pianoforte, troppo vivo ancora nella memoria quello di John Taylor per poter immaginare un tocco diverso, da un lato, ma, per lo splendido timbro della chitarra di Enrico Degani, che rimanda ad un orizzonte sonoro decisamente europeo. E’ soprattutto in questo ultimo aspetto che si può identificare la cifra di questo nuovo ensemble. Infatti, per lui, come per gli altri musicisti coinvolti, l’improvvisazione si muove in modo chiaro e determinato verso il recupero di una tradizione di matrice europea, forse dimenticata. Quasi una ricerca a recuperare l’improvvisazione in forme musicali più vicine alla tradizione eurocolta e popolare.