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Tredici. Un numero fortunato (almeno in Italia!) che speriamo sia di buon auspicio per questa tredicesima edizione del Piacenza Jazz Fest. Al di là delle battute e della pochezza di certe credenze, quest’anno il festival jazz piacentino, si presenta come un contenitore di belle idee e dispensatore di cultura per il territorio.  La cultura è a tutti gli effetti un’arma, un’arma molto tagliente contro il degrado, il malessere sociale, la discriminazione, la depressione indotta da una spirale che sembra avvitarsi verso il basso in modo inesorabile, grazie anche ad un certo e diffuso modo di fare informazione e grazie alla stragrande maggioranza delle trasmissioni televisive che pervadono come un oceano le case degli italiani del terzo millennio.

Cambiare si può! Noi del Piacenza Jazz Club ci crediamo molto e abbiamo pensato non ad un “festival”, ma ad una manifestazione culturale vera e propria che possa coinvolgere e investire tutte le frange sociali del nostro territorio, portando quel “sorriso” che la cultura ha il merito di far sorgere nel profondo delle nostre coscienze, nella quotidianità della nostra routine di vita.
Ecco allora pensare al nostro carcere, ai malati in ospedale o al Vittorio Emanuele; pensare ai ragazzi delle scuole, ai bambini che imparano la salute andando a scuola a piedi (pedibus); pensare ai luoghi dove “la bellezza” è di casa, come le Gallerie Ricci Oddi e Alberoni o il Teatro Municipale, il Teatro Verdi di Fiorenzuola e la Sala dei Teatini; pensare ai luoghi della quotidianità come i centri commerciali o quelli delle “vasche” come il centro storico; pensare alle migliaia di giovani che la sera frequentano i pub e i circoli di Piacenza e della sua provincia. Poi arrivano i grandi del Jazz, come Dave Holland, Enrico Pieranunzi, Kenny Barron, Dado Moroni, Kevin Eubanks, Fabrizio Bosso, Danilo Rea, Bireli Lagréne, Dedè Ceccarelli, Antonio Faraò (quest’anno perfino Ramin Bahrami suonerà jazz a Piacenza!). Non possono mancare, è un super-cartellone anche stavolta, ma tre workshop, cinque presentazioni di libri, due jazz brunch e tanto altro, fanno di questa edizione una vera full immersion culturale che in circa quaranta giorni mette in campo oltre cinquanta eventi, tra quelli di grande richiamo a quelli per le persone più sfortunate. Questo per noi è fare Cultura.

Stiamo cercando di far partire anche a Piacenza i “Donatori di Musica”, un’esperienza già rodata in altre città che tanto può fare anche sul nostro territorio e gli effetti si vedranno in questi giorni.

E’ davvero giunto il momento di cambiare strada, di innalzarsi al di sopra di ciò che spesso il sistema ci costringe a credere che noi siamo; è giunto il momento di crescere e di cambiare strategia. E l’unico modo passa attraverso l’elevazione culturale, la libertà di coscienza e il rispetto reciproco verso tutto e tutti che s’impara solo a contatto con “la bellezza”. Allora ecco che questo breve intervento di augurio per la nuova edizione del Piacenza Jazz Fest diventa un invito a cercare, a desiderare, oserei dire, a pretendere la bellezza nella nostra vita. Penso sia la strada giusta e questa iniziativa tende a questo, come sempre ha fatto.
Buon festival a tutti!

Gianni Azzali