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Domenica 17 dicembre 2017

Johnny O'Neal Trio

Johnny O'Neal pianoforte e voce
Luke Sellick contrabbasso
Charles Goold batteria



La vicenda del pianista Johnny O'Neal ricorda quella dei molti jazzmen usciti repentinamente di scena e in qualche caso riscoperti in età avanzata. Gran parte del merito va a Spike Wilner, il proprietario dello “Smalls” di New York, che ha più volte ospitato il pianista nel suo club, facendogli anche incidere nel 2013 il disco che verrà presentato al Milestone.

Nato a Detroit sessantanni fa, O'Neal ebbe un momento di notorietà nei primi anni Ottanta, quando operava a New York collaborando con Clark Terry, i Jazz Messengers di Art Blakey, Ray Brown e Milt Jackson e suonando regolarmente al Blue Note. Lasciata la metropoli nel 1986, ha trascorso i decenni seguenti ad Atlanta, St.Louis e Detroit in condizioni sempre più precarie, aggravate dall'aver contratto l'HIV nel 1998. Quando la sua esistenza sembrava ormai senza sbocchi (aveva anche perso l'assicurazione sanitaria) un gruppo di benefattori l'ha aiutato a ristabilirsi. Tornato a suonare a New York il pianista ha scoperto che il pubblico apprezzava anche il suo stile vocale e ha iniziato così a cantare accompagnandosi al pianoforte.
Johnny O’ Neal è oggi un artista molto considerato anche in Europa. Infatti, a seguito della realizzazione del CD “O’Neal Is Back”, prodotto da Giulio Vannini con la partecipazione di varie associazioni ed enti tra i quali il Piacenza Jazz Club, ha svolto ben tre tour europei e nello scorso dicembre è stato ospite d’onore all’Olympia di Parigi nella serata organizzata dalla Radio TSF Jazz.


Qualcuno, per descrivere il suo pianismo, ha citato Art Tatum e Oscar Peterson, ma il paragone è francamente un poco esagerato, anche se appaiono alcune somiglianze. La tecnica di Johnny O'Neal è pregevole e il suo stile si pone in equilibrio tra il linguaggio del Be-Bop e i pianisti di tradizione. Oggi il pianista è un vero intrattenitore, tra swing, jazz, tradizione, blues e aneddoti; un vero cantastorie del mondo del jazz americano, come solo i più grandi sanno fare, dopo una vita passata nel jazz della grande mela, in quella comunità che l'ha aiutato a rimettersi in piedi.
Anche il Jazz a volte a delle belle storie da raccontare.