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Milestone - Programma

  • 5 ottobre 2019 - ATTILIO ZANCHI 4ET
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    Sabato 5 ottobre 2019

    ATTILIO ZANCHI QUARTET
    "Mingus Portrait"

    Attilio Zanchi contrabbasso
    Gianni Azzali
    sax tenore, soprano e flauto
    Massimo Colombo 
    pianoforte
    Tommy Bradascio
    batteria

    La musica di Charles Mingus è, e rimarrà, nei  cuori e nelle orecchie di tutti gli amanti del Jazz ed è servita a ispirare diverse generazioni di musicisti.
    Mingus è stato, oltre che un magnifico contrabbassista, anche un prolifico compositore, arrangiatore, pianista e leader di diverse storiche formazioni. I suoi gruppi, che vanno dal trio fino alla big band, hanno attraversato e influenzato diversi periodi stilistici a partire dagli anni '50 fino ad arrivare ai Settanta.
    Senza dubbio Charles Mingus è stato, insieme a Duke Ellington, uno dei più importanti compositori del Novecento; nelle sue musiche si possono sentire le radici del Blues, gli echi del Gospel, lo Swing e il Be Bop, il Soul Jazz fino ad arrivare al Free più furioso e alla musica d’avanguardia. E’ per questa ragione che la sua musica può essere quasi considerata come un ritratto enciclopedico della storia del Jazz e può essere suonata tutt’oggi senza apparire datata, ma fornendo anzi sempre snuovi spunti d'ispirazione.

    Nasce da  queste considerazioni il desiderio di Attilio Zanchi di riproporre i brani del repertorio mingusiano interpretandoli e rileggendoli influenzati dalle singole esperienze di musicisti del quartetto. Nel programma vengono inoltre eseguite composizioni originali di Zanchi ispirate o vicine alla poetica musicale di Mingus.

    Un giorno, quando era già molto malato, Charlie Mingus disse a sua moglie Sue: “Sai, un corpo l’ho già avuto; la prossima volta voglio essere una stella. Voglio brillare tutta la notte.”
    Non sappiamo se questo suo desiderio è stato esaudito, ma di certo la sua musica continua a brillare ed ad illuminare il mondo come una stella.

    Attilio Zanchi nasce a Milano nel luglio 1953 ed inizia lo studio del contrabbasso nel 1978 dopo diverse esperienze nei più diversi generi musicali. Frequenta per due anni i corsi di jazz del Conservatorio di Milano sotto la guida di Giorgio Gaslini e per tre la scuola Civica. Nel 1979 entra a far parte dell'Open Form Trio con Piero Bassini e Giampiero Prina con i quali collabora per diversi anni. Nel 1980 ottiene una borsa di studio presso la University of Fine Arts di Banff (Canada) e presso il Creative Music Studio di Woodstock, dove perfeziona lo studio del contrabbasso con Dave Holland ed
    improvvisazione con Karl Berger, George Lewis, Sam Rivers, Jimmy Giuffré, Ed Blackwell, Lee Konitz, Kenny Wheeler, Jack de Johnette e John Abercrombie. Al suo ritorno in Italia entra a far parte del Milan Jazz Quartet ed inizia la collaborazione con il gruppo di Franco D'Andrea e Paolo Fresu, incidendo diversi dischi, alcuni di questi premiati dalla critica come "migliori dischi dell'anno", e svolgendo numerose tourneé in tutto il mondo. 
    E' oggi più che mai attivo, è docente di contrabbasso jazz al Conservatorio di Milano.





  • 13 ottobre 2019 - BETTINARDI EMILIA-ROMAGNA
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    Domenica 13 ottobre 2019 (ore 18:00)

    FINALE DELLA SEZIONE SPECIALE EMILIA-ROMAGNA

     

    Si tratta di una sezione appositamente bandita dal Piacenza Jazz Club insieme a Bologna In Musica e al Torrione di Ferrara, per selezionare giovani formazioni di musicisti che suonano musica originale residenti nella regione, con il sostegno della Legge 2/2018, anche chiamata “Legge Musica”, prima in Italia nel suo genere.
    I gruppi che si esibiranno sono stati selezionati da una giuria di esperti sulla base del materiale audio inviato nei mesi scorsi, costituito da soli brani originali. L’età media non deve superare i trentacinque anni, ma può comprendere componenti fino ad un massimo di quarantadue anni.
    Un’ottima occasione per tutti quei giovani che vogliono provare a crescere in un settore molto competitivo e in cui è molto difficile riuscire ad emergere senza l’ausilio di strumenti specifici che diano una mano concreta a sviluppare le proprie doti. In questo caso specifico, per il gruppo vincitore, sono previsti approfondimenti di ampio raggio: si spazierà dall’ideazione alla realizzazione di un prodotto discografico, senza tralasciare l’aspetto della promozione, sia tramite un videoclip, sia favorendo la musica dal vivo, grazie alla programmazione in un buon numero di locali in regione, offrendo così la concreta possibilità di farsi conoscere e al contempo di mettersi in gioco.

    I gruppi che si disputeranno l’ambito primo premio sono: il quintetto dei “Gala”, i “Pablo Died”, i “Past-1” e “The Sleepers”. Verranno giudicati da una giuria composta da: Gianni Azzali, musicista, presidente del Piacenza Jazz Club e direttore artistico del "Piacenza Jazz Fest", Angelo Bardini, vicepresidente del Piacenza Jazz Club e membro della commissione artistica del Milestone e del "Piacenza Jazz Fest", Francesco Bettini, patron del “Torrione di Ferrara”, storico jazz club emiliano e direttore artistico del "Bologna Jazz Festval", Vito Menci, membro del direttivo di “Bologna in Musica” e Giuseppe Borea, esperto di musicologia afroamericana. 

  • 19 ottobre 2019 - MASSIMILIANO ROLFF 4ET
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    Sabato 19 ottobre 2019 ore 22:00


    MASSIMILIANO ROLFF HOME FEELING
    feat. Hector Martignon


    Hector Martignon pianoforte
    Massimiliano Rolff contrabbasso
    Mario Principato percussioni
    Ruben Bellavia batteria


    "Home Feeling" è il titolo del nuovo (e settimo) album del contrabbassista ligure Massimiliano Rolff e da lui scritto nell'arco di pochi mesi, durante i suoi molti viaggi.
    "Casa non è un luogo, ma una sensazione", recita un proverbio.
    Questa musica vive di suggestioni, luoghi, racconti, persone, incontri. L'anima delle cose che, nei lunghi viaggi, cercano spazio nella casa che ti porti dentro.
    Rolff prosegue la sua ricerca artistica attraverso la sintesi di un linguaggio musicale positivo, ricco di riferimenti tipicamente jazzistici ed elementi popolari della musica afrocubana, condividendo in concerto il proprio sound con una band di musicisti straordinari: il pianista colombiano Hector Martignon e gli italiani Mario Principato alle percussioni e Ruben Bellavia alla batteria.
    I brani di "Home Feeling", tutti a firma di Rolff tranne due (un sentito omaggio al pianista cubano Ruben Gonzalez e la splendida bossanova "Beija Flor"), sono caratterizzati da melodie semplici e cantabili, che sviluppandosi attraverso forme complesse, mettono in risalto la qualità strumentale del quartetto attraverso gli ampi spazi improvvisativi.
    Con questo progetto Rolff propone un viaggio musicale elegante e raffinato, guida il quartetto con il suono del suo contrabbasso in un clima sonoro di grande rilassatezza, evocando felicemente i molti punti di incontro tra la cultura europea e quella latino americana.







  • 26 ottobre 2019 - ZZ QUARTET
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    Sabato 26 ottobre 2019 - ore 22:00

    ZZ QUARTET

    Simone Zanchini (fisarmonica, live electronics)
    Ratko Zjaca (chitarra)
    Martin Gjakonovski (contrabbasso)
    Adam Nussbaum (batteria)

    INGRESSO € 10


    Torna a grande richiesta il fisarmonicista Simone Zanchini, e lo fa con il "ZZ Quartet", un ensemble che possiede un'unica e completa visione musicale, che assorbe e riflette i svariati modi di fare musica dei suoi componenti, pur mantenendo picchi di individualismo invidiabili e un livello di scrittura della musica di altissima qualità.
    I brani in scaletta sono scritti da Simone Zanchini e da Ratko Zjaca e spaziano dalla tranquilla intimità alla bruciante intensità. Diverse sono le influenze musicali, tra cui Jazz, musica classica, World-Music e libera improvvisazione. Esse compongono ed esaltano questo progetto fatto di composizioni originali. I brani proposti sfumano i confini tra musica scritta e improvvisazione, dando vita a paesaggi sonori unici tanto radicati nella tradizione quanto spinti fortemente oltre i confini della moderna musica di oggi.




  • 2 novembre 2019 - BEARZATTI - CARNOVALE
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    Sabato 3 novembre 2019 - ore 22:00
    FRANCESCO BEARZATTI e DARIO CARNOVALE


    Francesco Bearzatti sax tenore e clarinetto
    Dario Carnovale pianoforte, tabla e percussioni

     

    Due tra i migliori musicisti italiani che, pur provenendo da due regioni così distanti e diverse, uno di origini friulane l’altro siciliano, sono uniti da un forte legame artistico e umano che si fonde in una musica unica. Molte le influenze che accomunano i due musicisti, una solida preparazione accademica, l’amore per il Jazz e le frequenti incursioni verso stili musicali affini, dal Rock alla musica etnica alla musica contemporanea più colta. Un viaggio musicale dal carattere evocativo, denso di forti emozioni.

    Dario Carnovale, considerato dalla critica uno dei maggiori esponenti del virtuosismo pianistico della scena jazz italiana, ha iniziato a suonare la batteria a tre anni e il pianoforte a cinque; ex bambino prodigio ha proseguito i suoi studi in conservatorio diplomandosi in pianoforte jazz e in strumenti a percussione. Nel 2006 si è aggiudicato la prestigiosa borsa di studio per rappresentare l’Italia al 17° meeting internazionale dell’ International Association of School of Jazz diretto da David Liebman destando, a seguito della partecipazione ai seminari estivi della fondazione Siena Jazz, l’interesse di  Enrico Rava e Franco D'Andrea. Numerosi i riconoscimenti: nel 2008 ha vinto il primo premio, il premio del pubblico al concorso per nuovi talenti del jazz italiano “Chicco Bettinardi”, nel 2010 è risultato vincitore dell’European Jazz Contest  con il premio miglior solista. Sempre nel 2010 ha inoltre vinto con il suo trio il  primo premio del Barga Jazz Contest.
    Ha suonato con Paul Jeffrey, Scott Hamilton, Pietro Tonolo, Fabrizio Bosso, Flavio Boltro, Marco Tamburini, Rosario Bonaccorso, Paolino Dalla Porta, Stefano Senni, Yuri Goloubev, Gwilem Simcock, Cory Cox, Jaca Kopac, Dado Moroni e molti altri.
    Il 2007 vede il suo esordio discografico come leader con il disco in trio "Pensieri Notturni", nel 2008 registra “Exit for three”, nel 2012 ”Dario Carnovale live at Fazioli concert hall" in quartetto con Fabrizio Bosso, nel 2013 il suo primo piano solo “Portraits” definito dalla rivista "Jazz life” di Tokio il miglior disco in piano solo degli ultimi anni”; sempre nello stesso anno il CD “Emersion" con Francesco Bearzatti, nel 2017 “Untitledche” e nel 2018 "I remember you" in collaborazione con Alfred Kramer e Lorenzo Conte. 

    Narratore innamorato delle parole e capace di prodigiose innovazioni, straniero sempre e ovunque eppure profondamente italiano, musicista all'eterna ricerca dell’altro, attirato irresistibilmente dai processi rivoluzionari purché liberi e mutevoli e non rigidi, Francesco Bearzatti ha trascorso l’infanzia nella provincia friulana. Con i coetanei ha condiviso i primi amori musicali, ascolti da rockettaro (Led Zeppelin, Deep Purple), poi è arrivato il Punk (Ramones, Sex Pistols). Il Jazz arriverà più tardi.
    Diplomato in clarinetto al conservatorio di Udine, Francesco approfondisce gli studi a New York, dove ha modo di incontrare anche George Coleman. Per molti anni si dedica alla musica Rock e Pop, per diverso tempo si esibisce nelle discoteche anche nelle vesti di DJ e incide alcuni progetti di musica elettronica che segnano profondamente la sua storia artistica: “Questo tipo di situazioni possiede ancora su di me un’influenza molto evidente: fa parte del mio background e quando penso ai miei progetti, mi viene naturale andare a pescare anche nel mio passato extra-jazzistico”.
    Dopo diverse partecipazioni in progetti con altri gruppi, il primo disco da leader (1998) è intitolato “Suspended Steps”. Il periodo seguente, gli anni trascorsi a Parigi, segnano per Francesco l’apice della sua corsa artistica. Stringe un’ottima amicizia con Aldo Romano e partecipa alle registrazioni di “Because of Bechet”. Proprio in quell’occasione incontra Emmanuel Bex, virtuoso di organo Hammond. I tre formano il Bizart Trio capeggiato da Francesco e registrano “Virus” nel 2003, replicando l’anno seguente con “Hope” nel quale compare anche Enrico Rava. Sempre nel 2003 viene votato Miglior nuovo talento al Top jazz indetto dalla rivista specializzata Musica Jazz.
    Tantissime sono le collaborazioni e i progetti, anche suoi, di natura innovativa come “Indigo 4” di Petrella, i “Sax Pistols”, un libero adattamento per voce recitante e sassofoni di “Natura morta con custodia di sax” di Geoff Dyer, il duo con il pianoforte di Jean-Pierre Como e un progetto in solitario su Duke Ellington.
    Molti sono i premi e riconoscimenti ad oggi. Vince nell'ambito del referendum Top Jazz 2009, indetto dalla rivista Musica Jazz, il premio come "Strumentista dell'anno sezione ance". Nel 2010 "X (Suite for Malcolm)" viene premiato come "Miglior disco dell'anno" nel Top Jazz 2010 e come Miglior Album in Italia da JazzitAward. Miglior ancia 2011 referendum Musica Jazz e Miglior Sax Tenore Jazz It awards. Miglior Musicista Europeo 2011 Accademie Jazz Francaise.

     

     

  • 9 novembre 2019 - PIERO BASSINI TRIO
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    PIERO BASSINI TRIO TORNA AL MILESTONE!

    Piero Bassini pianoforte
    Giorgio Muresu contrabbasso
    Luca Mezzadri batteria


    Un felice ritorno, quello del pianista Piero Bassini, un pezzo importante della storia del jazz italiano che dopo alcuni anni ritorna nella programmazione del Milestone di Piacenza.
    Purtroppo si sente parlare (e suonare) poco di Piero Bassini, un talento del nostro territorio spesso ingiustamente offuscato e che ha dato vita a stupende opere musicali. Milestone lo presenta con orgoglio nella sua quattordicesima stagione, in trio con Nicola Muresu al contrabbasso e Luca Mezzadri alla batteria.

    Nato nel 1953 a Codogno, dove risiede, Piero Bassini si è avvicinato alla musica molto giovane suonando prima al chitarra, poi l'organo e successivamente il pianoforte. Ha iniziato l'attività professionale in gruppi di musica leggera all'età di 16 anni e successivamente in un gruppo di rock progressivo che si chiamava "Rockys Fili" che si esibiva come supporter degli Area negli anni '70.
    Dopo il servizio militare ed aver approfondito la tecnica del pianoforte con insegnanti privati, si è dedicato esclusivamente al Jazz esordendo in un memorabile concerto per piano solo all'Università Statale di Milano nella seconda metà degli anni '70 nella sezione dedicata ai nuovi talenti suscitando l'entusiasmo del pubblico e della critica per la tecnica e lo spessore della sua musica. Dopo il brillante esordio si è esibito nei maggiori festival jazz italiani e in particolare a Umbria Jazz in solo e quartetto (con Prina, Bozza e Grecchi), Bergamo, Lovere, La Spezia, Ivrea, Piacenza e molti altri.
    Agli inizi degli anni '80 assieme ad Attlio Zanchi e Giampiero Prina fonda l'Open Form Trio, che è stato per alcuni anni un gruppo di punta del jazz italiano con un repertorio e un interplay fra i musicisti di grande spessore e finezza e che hanno portato l'allora direttore di Swing Journal International a definire l'Open Form Trio come un gruppo che "swinga con una rara intensità", lodando inoltre il livello compositivo ed il pathos delle composizioni di Piero Bassini per il loro potere evocativo e capacità di farsi ascoltare. Il gruppo registra un LP dal titolo "Old Memories" che ebbe un notevole riscontro di pubblico e di critica.
    Nella primavera dell'83, dopo una tre giorni con Bobby Watson a "Le Scimmie" di Milano, il gruppo viene richiesto dallo stesso Watson per registrare in studio il celebre "Appointment in Milano", uno dei best seller del catalogo Red Records (considerato dal Sunday Times come il miglior disco dell'anno) e "Round Trip" che ebbero un grande riscontro sulla stampa internazionale.

    Sempre in quegli anni Piero Bassini registra in quartetto per la Red Records "In The Shadows", il titolo allude ad una pesante crisi depressiva di cui è stato vittima in quegli anni, con Michele Bozza al sax tenore, Giampiero Prina alla batteria, Gianni Grecchi al basso e Luis Agudo alle percussioni. Nella seconda metà degli anni Ottanta Piero Bassini registra per la Red Records "Nostalgia" con Furio DiCastri e Giampiero Prinanel '95 "Intensity" con Luca Garlaschelli e Massimo Pintori. I due CD hanno un ottimo esito, il primo, in particolare, è ancora oggi uno dei best seller del catalogo di jazz italiano della Red Records con oltre 4.000 copie vendute, confermando l'alto potere comunicativo e la capacità di coinvolgere l'ascoltatore sul piano emozionale di Bassini.

  • 17 novembre 2019 - RUDY ROYSTON (2 projects)
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    Domenica 17 novembre 2019 ore18:00

    DIPTYCH
    Paola Quagliata voce
    Rudy Royston batteria

    RUDY ROYSTON QUINTET "Flatbed Buggy"
    Gary Versace 
    fisarmonica
    John Ellis clarinetto basso e sassofoni
    Hank Roberts 
    violoncello
    Joe Martin 
    contrabbasso
    Rudy Royston batteria

    INGRESSO € 10

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    Saranno ben 2 i progetti presentati al Milestone con il batterista Rudy Royston domenica 17 novembre.
    Il primo è "Diptych", un inedito ma rodato duo di voce e batteria con la cantante Paola Quagliata.
    Una voce e una batteria. Il suono più naturale tra tutti i suoni e lo strumento che più di tutti è vicino al ritmo primordiale, quello del battito del cuore. Diptych esplora dell’uno e dell’altro le molteplici possibilità melodiche in un duplice errare nello stesso spazio, stile e trama. Quagliata e Royston -rispettivamente di origini napoletana e texana- portano in questo duo le suggestioni dei loro Sud, del gospel, del jazz newyorkese, della musica colta europea, di quella dei Monti Appalachi ma, soprattutto, di musica spontanea senza appartenenza di genere che viene creata su immagini, fotografie di vita, racconti di viaggi, letture, film ed emozioni condivise. Si alternano momenti di improvvisazione, a momenti che rimandano a una melodia conosciuta, che poi si perde di nuovo in musica spontanea. Il testo a volte è “non sense”, un gioco ritmico portatore di suoni e ricordi anche di altre culture. Paola canta lingue che ama, il cinese, l’arabo, il napoletano, il greco, il turco; usa i fonemi e i rimandi delle culture cui queste lingue appartengono per arricchire il tappeto sonoro su cui far muovere il proprio corpo vocale. Rudy è laureato in poetica; porta nella sua musica anche i racconti della bisnonna cresciuta come schiava in una piantagione di cotone.
    Diptych è dunque un dittico, un doppio punto di vista, un duplice vagare nei medesimi luoghi con lo stesso respiro, perché per i due l’identità non è che una stratificazione di memorie in cui inserire anche l’ambiente circostante.

    S'intitola invece "Flatbed Buggy" il nuovo album del batterista e compositore statunitense Rudy Royston, prima scelta ritmica per artisti del calibro di Bill Frisell, JD Allen o Dave Douglas.
    Copertina e titolo fanno subito capire che l'album ha ben poco da spartire con la classica iconografia jazzistica: niente interni di fumosi locali cittadini o grattacieli di  grandi metropoli, ma un vecchio carretto di quelli trainati da un cavallo e usati nelle fattorie del sud per piccoli trasporti. L'ambientazione bucolica trova in qualche modo conferma anche dall'inconsueto organico utilizzato da Royston, che ha messo insieme un quintetto quasi cameristico. L'aspetto melodico prevale decisamente su quello ritmico nelle calde e malinconiche composizioni del batterista, cresciuto a Denver, ma memore dei giorni trascorsi in gioventù nelle campagne del Texas, dove era nato e di dove era originario anche suo padre.
    "Flatbed Buggy" ruota attorno all'idea del "tempo": quello dei giorni della spensieratezza, ma anche dell'inizio di tutte le cose, di un processo di crescita personale e musicale. Tutti i brani hanno un qualche riferimento al concetto di tempo e di movimento e ogni tre o quattro pezzi ci sono dei "bozzetti", brevissime composizioni che fungono da momenti di transizione, "salti nel tempo" per connettere diversi periodi ed episodi.

  • 23 novembre 2019 - CODEX 3
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    Sabato 23 novembre 2019

    HUBY - CHEVILLON - RABBIA 


    Regis Huby violino ed elettronica
    Bruno Chevillon contrabbasso ed elettronica
    Michele Rabbia batteria ed elettronica

    INGRESSO € 10

     

    Compagni di vecchia data, Bruno Chevillon, Michele Rabbia e Régis Huby sviluppano rispettivamente un rapporto molto intimo con l'acustica dei loro strumenti associati all'elettronica. Questo incontro riunisce tutte le loro esigenze di strumentisti improvvisatori, offrendo un campo di esplorazione del suono senza limiti. La ricchezza di timbri, colori e dinamiche, il virtuosismo, l'intimità delle corde strofinate, pizzicate, colpite da Bruno Chevillon e Régis Huby, associate all'immaginazione e all'inventiva delle percussioni di Michele Rabbia, creano sonorità taglienti, liriche, spettrali, che ci portano verso l'esplorazione di diversi mondi sonori.

    Ci vuole un certo dono per rendere gli effetti elettronici calorosamente immediati e fisicamente presenti alla stregua dei cosiddetti strumenti acustici, più che limitarsi a farne degli "effetti speciali", ma questo è un dono di cui questi tre musicisti non difettano affatto. La musica da loro prodotta non ha certo bisogno di particolari etichette. Che si tratti di "Jazz", "post-Jazz" o qualcosa che va al di là del Jazz, alla fine non importa. Ciò che conta è il coinvolgimento intenso e in continua evoluzione con il materiale musicale da un lato e col pubblico dall’altro. 

  • 30 novembre 2019 - HANCOCK PROJECT
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    Sabato 30 novembre 2019 - ore 22:00

    HANCOCK PROJECT TRIO
    guest: Tino Tracanna

    Giuseppe Blanco pianoforte
    Giuseppe La Grutta basso elettrico
    Pasquale Guarro batteria
    guest: Tino Tracanna sax tenore e soprano

     

    Herbie Hancock è da più di mezzo secolo uno dei personaggi imprescindibili nella storia del Jazz, conosciuto ovviamente da qualunque tipo di esecutore e apprezzato anche dal grande pubblico. Un connubio tra puro istinto e profonda consapevolezza dei materiali, innovatore poliedrico e sperimentatore senza confini. Un musicista senza pregiudizi che ha sempre guardato avanti, rispettando sempre la tradizione. Ciò si evince anche dalle sue composizioni, che spaziano fino al Funk e alla Fusion. “HH Project Trio” propone appunto un progetto monografico, basato su composizioni di Herbie Hancock con arrangiamenti originali. Gli arrangiamenti includono riadattamenti stilistici, uso delle metriche dispari o rielaborazioni armoniche, cercando sempre di non snaturare l’identità originaria della composizione. All’interno del progetto sono anche presenti brani inediti di alcuni membri della formazione, basati sulla medesima estetica sia per quanto riguarda lo stile compositivo sia per l’approccio esecutivo. Sono questi alcuni tra gli espedienti utilizzati dal “HH Project Trio" per rendere omaggio all’operato di questo artista geniale. 

  • 8 dicembre - AFROBRAZILIAN JAZZ 4ET


    Domenica 8 dicembre 2019 - ore 18:00

    AFRO BRAZILIAN JAZZ QUARTET
    "Where Rio de Janeiro meets Bahia"

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    Afro Brazilian Jazz Quartet plays:
    “Where Rio de Janeiro Meets Bahia"

    Mario Bakuna (chitarra e voce)
    Gino Marcelli (pianoforte)
    Andrés Lizon (contrabbasso)
    Edmundo Carneiro (percussioni)


    Afro Brazilian Jazz Quartet ha il grande piacere di presentare il suo nuovo spettacolo basato sul nuovo album del chitarrista e cantante Mario Bakuna e il percussionista Edmundo Carneiro, con Gino Marcelli al pianoforte e Andrés Lizon al contrabbasso: "Where Rio de Janeiro incontra Bahia".
    La città natale della Bossa Nova è Bahia, quella che rappresenta al meglio la potente influenza africana nella musica brasiliana, incarnata invece universalmente da Rio de Janeiro. L'album, registrato a Parigi, mette al centro della sua ricerca i ritmi afro-brasiliani (Bahia e Rio) del "Recôncavo baiano" e il fascino e la finezza di quello stupendo genere musicale che è appunto la Bossa-Nova.
    "Dove Rio de Janeiro incontra Bahia" è proporre una narrazione in grado di dissolvere la linea sottile che separa la musica e l'antropologia. Alla ricerca della sintesi di ciò che può essere coltivato solo da grandi maestri, l'album - e il concerto - è un viaggio attraverso i paesaggi di Dori Caymmi, come quando racconta la vita dei pescatori in "Mercador de Siri”; loda la finezza di Tom Jobin in "Fotografia", una canzone in cui il poeta parla delle stelle e dell'esistenza di un idillio; distilla la straordinaria poesia di Alcyvando Luz e Carlos Coqueijo in "È preciso perdoar".
    Un concerto che è di fatto un viaggio tra le due intriganti e stupefacenti città e culture del grande Brasile.

    Mario Bakuna è un compositore, cantante e chitarrista brasiliano di base a Londra, con oltre quindici anni di esperienza professionale. È laureato alla Libera Università di Musica di San Paolo e ha studiato con musicisti come Olmir Stocker, Roberto Sion e Roberto Bomilcar.

    Edmundo Carneiro è un percussionista brasiliano con base a Parigi da oltre 30 anni Ha girato oltre sessantasei Paesi e ha lavorato con musicisti internazionali come Baden Powell, Steve Gadd, Ana de Hollanda, Rosinha de Valenca, Antony Jackson, Monica Passos, Chucho Valdes. Percussionista dallo stile molto personale, Carneiro ha anche sperimentato musica elettronica di successo lavorando con diversi artisti e DJ come Saint-Germain, Next Evidence, Bob Sinclar, Schazz, Rive gauche, Charles Schilling e Stéphane Pompougnac.

  • 14 dicembre 2019 - LUCA DELL'ANNA 4ET
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    Sabato 14 dicembre 2019 ore22:00
    LUCA DELL'ANNA QUARTET
    "Human See, Human Do"


    Luca Dell’Anna
     pianoforte
    Massimiliano Milesi sax tenore
    Danilo Gallo contrabbasso
    Alessandro Rossi batteria 



    Oltre ad essere il primo album solista registrato in quartetto dopo i precedenti due in trio, "Human See, Human Do" è la continuazione della ricerca sull'interplay strutturato, dove l'interazione fra gli elementi (stavolta quattro, con tutti gli spostamenti di equilibri e forze contrapposte che questo comporta) è concepita come una sorta di andirivieni magmatico fra la struttura e la libertà improvvisativa e compositiva.
    Proprio come l'uomo cerca domare la "Mente Scimmia" dello Yoga Vasistha imponendosi punti di ordine, pronti immediatamente a fuggire dietro le proprie bizzarre logiche momentanee di imitazione, capriccio e disturbo ("Monkey See, Monkey Do"), qui il materiale tematico non è soltanto un'esposizione iniziale subordinata ad un gioco improvvisativo "a turno" fine a se stesso, ma è una chiamata all'ordine, una convenzione condivisa per rientrare nei ranghi ed organizzare insieme il caos successivo.
    Luca Dell’Anna ha quindi elaborato una struttura compositiva ed improvvisativa in modo elastico così da dare ad ognuno dei musicisti il potere di vagare disordinatamente o richiamare il gruppo all'ordine in un percorso di ricerca che, proprio come quello della Mente Scimmia, non è mai statico né definitivo.




  • 20 dicembre 2019 - ANTONIO FARAO' TRIO
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    Venerdì 20 dicembre 2019 - ore 22:00

    ANTONIO FARAO' TRIO


    Antonio Faraò
     pianoforte
    Ameen Saleem
     
    basso e contrabbasso
    Mike Baker 
    batteria

    INGRESSO € 10,00


    “Non mi capita spesso di essere sorpreso da registrazioni di musicisti, come lo sono stato quando per la prima volta ascoltai uno degli ultimi CD di Antonio Faraò. Ciò che mi ha colpito è stata la sensazione che ho sentito dentro di me. C'è tanto calore, convinzione e grinta nel suo modo di suonare. Mi ha immediatamente attratto la sua concezione armonica, la gioia dei suoi ritmi e il suo senso dello swing, la grazia e il candore delle sue linee melodiche improvvisate. Antonio non è solo un ottimo pianista, è un grande”.

    Herbie Hancock

    Bastano queste poche parole del grande Herbie Hancock per capire la statura di Antonio Faraò; un vero vanto italiano nel mondo!
    Faraò è un'autentica punta di diamante del panorama jazz internazionale, che ha suonato con prestigiosi artisti come Joe Lovano, Didier Lockwood, Miroslav Vitous, Jack Dejohnette, Chris Potter, Benny Golson, Ivan Lins e molti altri.
    Il suo stile è inconfondibile: una brillantezza tecnica con un impetuosa carica emotiva, una notevole vena compositiva e un travolgente senso ritmico.
    Antonio Faraò è stato invitato diverse volte da Herbie Hancock a partecipare all’International Jazz Day, evento mondiale del jazz organizzato dall’Unesco e dalle Nazioni Unite assieme a Brandford Marsalis, Kurt Elling, Wayne Shorter, Marcus Miller, Al Jarreau e altri. Nel suo ultimo album Eklektik (Warner Music) compaiono, tra gli altri, diversi artisti di fama mondiale come Snoop Dogg, Marcus Miller e Bireli Lagrène.

    Ameen Saleem è uno dei bassisti di maggior talento della scena jazz internazionale. Il suo primo album da leader “The Groove Lab”, registrato a New York e prodotto da Jando Music e Via Veneto Jazz è un disco brillante, carico di groove e dal sound raffinato: è il risultato del grande fermento artistico newyorkese e della poliedrica lifestyle di Brooklyn. Un giovane musicista in costante ricerca che crede nell'intreccio di diversi generi e stili, di cui è da tempo crocevia il suo studio-abitazione a Flat Bush, "tempio” di infinite session di sperimentazione sul suono e sul ritmo, un vero e proprio “groove lab” nel quale Ameen ha riunito un cast stellare di musicisti per interpretare le sue composizioni.

    Mike Baker è un batterista che ha lavorato con Whitney Huston, Celine Dion, Giorgia ed è stato uno dei batteristi più apprezzati da Prince e Al Jarreau. Influenzato da batteristi-cantanti come Phil Collins e Don Henley, Baker ha realizzato anche un disco da cantante. Ha suonato con miti del jazz come Jimmy Smith, Wayne Shorter, Joe Zawinul, ha accompagnato leggende della black music come Gregory Hines e Harold Nicholas.



     





  • 21 dicembre 2019 - CONCERTO MSOM
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    Sabato 21 dicembre dalle ore 21:30, il Milestone di via Emilia Parmense 27 ospiterà il consueto Concerto di Natale della Milestone School of Music.
    Come ogni anno la Milestone School of Music, la scuola di musica che da ormai dodici anni vive e lavora nella sede del Piacenza Jazz Club, farà gli auguri alla città di Piacenza invitando i cittadini a gustare una serata in allegria e spensieratezza ascoltando gli allievi dei corsi avanzati della struttura didattica.

  • 28 dicembre 2019 - OPERIAMO


    Sabato 28 dicembre 2019 - ore 22:00
    RICCARDO ARRIGHINI meets ANDREA TOFANELLI
    in "OperiAmo"

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    Riccardo Arrighini
    pianoforte
    Andrea Tofanelli tromba e flicorno



    Dopo tanti anni di esperienza con la musica classica e lirica in chiave jazz, iniziata  nel 2005 col concerto di Melbourne, il pianista toscano Riccardo Arrighini da corpo al progetto “OperiAmo” insieme allo straordinario trombettista di Torre del Lago Andrea Tofanelli, con il quale propone il meglio del suo repertorio di lirica in jazz.
    Poderoso è il lavoro di adattamento che Arrighini fa per le arie prescelte.

    "OperiAmo" punta a far rivivere le atmosfere e la passionalità dei nostri grandi Maestri dell’Opera italiana, famosa in tutto il mondo per le grandi melodie, e arricchirle con i suoni e gli stili caratteristici del Jazz, quali l’improvvisazione, il ritmo e la riarmonizzazione.
    Grazie ad un trombettista d'eccezione, qual è Andrea Tofanelli, gli arrangiamenti di Arrighini alternano momenti spiritosi ad altri di grande intensità, il tutto senza tradire la tensione drammaturgica delle opere nella loro versione originale. 

  • 4 gennaio 2020 - CLAUDIO JR. DE ROSA 4ET
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    CLAUDIO JR. DE ROSA QUARTET
    "Forces"


    Claudio Jr De Rosa sax
    Fabio Giachino pianoforte
    Alessio Bruno contrabbasso
    Giovanni Paolo Liguori batteria

    “If an egg is broken by an outside force, life ends. If broken by an inside force, life begins”.

    “Se un uovo viene rotto da una forza esterna, la vita finisce. Se rotto da una forza interiore, la vita inizia "


    "Forces" è il nuovissimo progetto discografico e concertistico del saxofonista Claudio Jr De Rosa (vincitore anni fa del Concorso Bettinardi), a seguito del successo ottenuto dall'album di debutto "Groovin' Up!".
    Ispirato alla citazione di cui sopra, De Rosa intraprende un viaggio musicale personale e disegna nove nuovi pezzi, delineando ed esplorando nuovi concetti e sonorità che portano novità in modo stilistico e compositivo.

    Oltre a "Living Forces", ci sono numerose composizioni ispirate a eventi personali ("Forever Young", "The T. Basement", "The Jazz Bike") che hanno portato il musicista a scavare nel suo mondo interiore per trasmettere una serie di emozioni attraverso la sua comprensione musicale. Altre composizioni, come "4 Days", "O.M. The Old One", "The Promise", sono invece una vera ricerca di nuove sonorità, che si evolvono dal suono e dall'umore creati dal gruppo negli anni passati.
    Il pianista fuoriclasse Fabio Giachino (anch'egli un vincitore del Bettinardi), il bassista Alessio Bruno e il batterista Giovanni Paolo Liguori partecipano a questo viaggio musicale, aggiungendo gnuno la propria sensibilità ai paesaggi musicali disegnati da De Rosa.
    Se "Groovin' Up!" è stata una dichiarazione fresca ed energica, in "Forces" De Rosa ha un approccio più profondo, più riflessivo, ma sempre gioioso.

  • 11 gennaio 2020 - STEFANIA RAVA 4ET
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    ...e siamo arrivati al 13° compleanno del bellissimo Milestone!

    Sabato 11 gennaio, complici un eccezionale quartetto capitanato dalla bravissima Stefania Rava e una buonissima torta di compleanno, il locale, sede del Piacenza Jazz Club, festeggerà alla grande la sua "adolescenza"!

    Dopo aver frequentato i corsi di perfezionamento presso il Berklee College of Music di Boston, Stefania Rava collabora con noti jazzisti italiani e stranieri, tra i quali Giorgio Gaslini, Sergio Fanni, Gil Cuppini, Glauco Masetti, Lino Patruno, Victor Lewis, Gianni Basso, Jimmy Wood, Ares Tavolazzi e Gianni Cazzola, tra gli altri. Ha interpretato l’opera “West side story” di Bernstein al Teatro Due di Parma nel 1987. Ancora con Gaslini ha tenuto concerti a Bagdad ed è stata tra gli interpreti de “L’opera da tre soldi” di Weill-Brecht. In ambito RAI ha registrato programmi radiofonici per Adriano Mazzoletti ed è stata periodicamente ospite dell'Orchestra Ritmica della Rai di Milano diretta da Gil Cuppini.

    Si e' esibita al Teatro Regio di Parma in un programma dedicato a George Gershwin, e ancora in ambito teatrale ha interpretato il ruolo di Anita nell'opera "West Side Story" di Leonard Bernstein rappresentata al Teatro Due di Parma.

    Con una formazione cameristica di archi dell'Orchestra Sinfonica dell'Emilia-Romagna "Arturo Toscanini" diretta da Alessandro Nidi, si è esibita in un programma di songs di George Gershwin, Kurt Weill ed Enya nel 1993 e in un nuovo programma dal titolo "Tango e Broadway" nel 1994.

    Alle ore 23:00 circa, tra il primo e il secondo set del concerto, verrà tagliata e offerta a tutti la torta di compleanno e si brinderà alla lunga vita di uno dei jazz club più rinomati dello stivale.

  • 18 gennaio 2020 - FRANCESCO ORIO TRIO
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    Francesco Orio
    pianoforte
    Simone Di Benedetto contrabbasso
    Davide Bussoleni batteria
    Guest: Umberto Petrin voce recitante e pianoforte

    Due protagonisti dell’attuale scena jazzistica italiana e non solo; uno con una bella carriera alle spalle e interessanti progetti futuri e un altro più giovane, ma altamente talentuoso che sta facendo spesso parlare di sè.
    Due bravi pianisti, due artisti poliedrici. Petrin soprattutto, con la sua vena poetica. Sarà proprio lui a fare la parte della “voce recitante” in questo progetto-ospitata, ma non mancheranno le quattro mani sugli ottantotto tasti dello Yamaha del Milestone o, forse, addirittura su due pianoforti. Insomma una super serata alla quale non è concesso non assistere!

    Francesco Orio, pianista di forte personalità tra i più innovativi della scena jazz italiana, considerato l’erede artistico di Giorgio Gaslini, si distingue per l’eclettismo artistico, la tecnica e l’originalità delle composizioni.
    ll leitmotif è la composizione e ricomposizione estemporanea di strutture basate su brevi frammenti, una sequenza di intervalli, una linea melodica, un’idea ritmica, che vengono sviluppati ogni volta sfruttando parametri diversi e senza restrizioni semantiche o storiografiche, attraverso l’improvvisazione collettiva del trio. La formazione ricerca e sviluppa un linguaggio sintetico che spazia attraverso più tradizioni musicali, un linguaggio che riesca a rimodellare e creare connessioni tra forme e strutture differenti, anche molto distanti tra loro, senza perdere di vista la totalità e l’integrità della narrazione. 

    Su Umberto Petrin si potrebbe scrivere a lungo, le sue collaborazioni e i suoi estrosi e innovativi progetti artistici esaltano un lungo curriculum professionale. Grande merito del pianista di Broni è quello di mettersi continuamente in gioco e di prestare particolare attenzione alle giovani leve, esaltando il loro lavoro in un una meritevole opera da pregevole mentore artistico.

    Cosa ci riservi la serata non è dato saperlo con esattezza, ma questo in definitiva non è uno dei lati migliori della musica jazz?

     

  • 25 gennaio 2020 - GUERRETTI / BUSSOLENI
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    Giovanni Guerretti pianoforte
    Davide Bussoleni batteria


    Fabrizio De Andrè è ormai entrato a far parte di diritto della cultura italiana tout court, quella cultura che ha formato inconsciamente diverse generazioni. Quante volte ci ritroviamo a ripensare a una frase di una sua canzone o a canticchiare una sua melodia? Con Faber le parole e la musica si fondono in modo perfetto e ancor oggi ineguagliato.
    Giovanni Guerretti, laureato a Cremona in Filologia Musicale e pianista con alle spalle importanti collaborazioni con cantanti italiani (Francesco Guccini, Mario Biondi, Cesare Cremonini e molti altri), ha ripreso le canzoni più significative del poeta, arricchendole armonicamente e ritmicamente, riuscendo in questo suo omaggio, a celebrare il cantautore genovese senza snaturare o stravolgere irrimediabilmente la sua poetica.
    I brani più famosi di De Andrè vengono quindi reinterpretati dall'inusitata formazione piano-batteria dal duo Guerretti-Bussoleni, arricchendosi così di sfumature che vanno dal tango contemporaneo allo swing, dalle atmosfere “afro” alla milonga argentina, dal "jazz waltz" alla rumba.
    Davide Bussoleni alla batteria accompagna abilmente il pianista, seguendo i suoi percorsi ritmico-melodici, basati certo su arrangiamenti ben definiti, ma lasciando ben aperta la porta dell’improvvisazione, che vivifica ulteriormente il progetto.

     

  • 1 febbraio 2020 - FIN. BETTINARDI Sez. A
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    Tre saxofonisti, un pianista e un clarinettista sono i magnifici cinque Solisti che sabato 1° febbraio alle 21.30 al Milestone daranno il via alla prima delle finali del Concorso Nazionale “Chicco Bettinardi”, organizzato come ogni anno dal Piacenza Jazz Club per valorizzare i giovani talenti del jazz italiano all’interno del Piacenza Jazz Fest. Da diciassette anni questo concorso mette a disposizione risorse per scovare i giovani musicisti più talentuosi grazie all’aiuto che non è mai venuto meno di Yamaha Music Europe GmbH – Branch Italy e della Fondazione di Piacenza e Vigevano, che sostiene l’intero festival. L’ingresso per assistere alla finale è gratuito (con tessera Piacenza Jazz Club o Anspi).

    I giovani finalisti, tutti al di sotto dei 30 anni, selezionati sulla base del materiale inviato, porteranno tre brani ciascuno accompagnati sul palco da tre eccellenze del Jazz italiano che fanno parte anche della giuria: Roberto Cipelli al pianoforte, Attilio Zanchi al contrabbasso e Massimo Manzi alla batteria. La Giuria che a fine serata decreterà il primo e il secondo classificato, è completata dal presidente, maestro Giuseppe Parmigiani, saxofonista, compositore e arrangiatore, da Fabio Bianchi del quotidiano “Libertà”, dal critico musicale Giancarlo Spezia, dal direttore della rivista “Musica Jazz” Luca Conti e dal pianista Giuseppe “Jody” Borea, esperto di musica afroamericana.

    Partendo dal gruppo più numeroso dei saxofonisti, si esibiranno Vittorio Cuculo, ventiseienne proveniente da Roma che proporrà lo standard “Momentt’s Notice” di John Coltrane e due brani di compositori italiani, “Ce la posso fare” di Roberto Spadoni e “Night Bird” che Enrico Pieranunzi incise nel 1980 con Chet Baker alla tromba. Il più giovane dei finalisti sarà Raffele Fiengo, ventiduenne brianzolo, che suonerà due brani di Sonny Rollins, “Oleo” e “St. Thomas” e uno di Ornette Coleman, “Turnaround”. Il terzo saxofonista di soli 23 anni si chiama Andrea Paternostro, arriva da Cassano Ionio, in provincia di Cosenza, e presenterà due celebri brani che riportano al clima degli anni Trenta del secolo scorso, come “I Remember You” di Schertzniger e “Easy Living” di Ralph Rainger - nota soprattutto per la versione della grande Billie Holiday - per passare poi agli anni Sessanta con “Yes or No” di Wayne Shorter.

    Di Gravina in Puglia, provincia di Bari, è il pianista ventiseienne Nicolò Petrafesa, il quale si cimenterà in un brano di sua composizione dal titolo “Rising” e in due standard, “The Nearness of You” scritto da Hoagy Carmichael nel 1938 di cui non si contano le versioni, e “Poinciana” di Buddy Bernier. 

    Infine il clarinetto basso, rappresentante del registro grave nella famiglia dei clarinetti, reinventato da Eric Dolphy, con cui il 24enne milanese Federico Calcagno, proporrà “Evidence” di Thelonius Monk, “Cyclic Episode” di Sam Rivers e “A Flower is a Lovesome Thing” di Billy Strayhorn.

    In palio per il vincitore un assegno del valore di 1.200 euro e, soprattutto, il premio più ambito, l’ingaggio nel cartellone principale del Piacenza Jazz Fest del 2021, insieme ad artisti di caratura internazionale. Al secondo classificato spetteranno 600 euro. 

    Anche il pubblico del Milestone sarà chiamato ad esprimere a sua volta una preferenza, che al termine della serata determinerà l’assegnazione del “Premio del pubblico”, rappresentato da una targa offerta dagli organizzatori a simbolico riconoscimento del favore popolare.

     

  • 8 febbraio 2020 - FIN. BETTINARDI Sez. B
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    In diciassette anni di attività il Concorso Nazionale per giovani talenti “Chicco Bettinardi” ha visto sfilare molte giovani speranze del Jazz italiano e alcune di loro stanno effettivamente brillando nel firmamento musicale. Strettamente abbinato al Piacenza Jazz Fest, il Concorso è dedicato alla memoria di Chicco Bettinardi, uno tra i fondatori del Piacenza Jazz Club purtroppo prematuramente scomparso in un incidente automobilistico. Il contest si tiene nel mese che precede il festival e, oltre a un premio in denaro ai primi due classificati per ogni sezione, offre l’opportunità di un ingaggio nell’edizione successiva del Piacenza Jazz Fest.

    La finale di sabato 8 febbraio alle ore 21.30 al Milestone di Piacenza (ingresso gratuito con tessera Piacenza Jazz Club o Anspi) è riservata ai gruppi precostituiti, dal trio al sestetto, tra i cinque selezionati sulla base del materiale inviato.

    La Giuria chiamata a valutare i due gruppi migliori di questa edizione è come sempre composta da musicisti ed esperti del settore, a partire dal presidente, il saxofonista, compositore e insegnante al Conservatorio di Milano Tino Tracanna, coadiuvato nella scelta da Giuseppe Parmigiani, altro saxofonista oltre che compositore e arrangiatore, Gianni Azzali, saxofonista e direttore artistico del Piacenza Jazz Fest, i giornalisti e critici musicali Aldo Gianolio per "JazzIT", Oliviero Marchesi per Cairo Editore, Pietro Corvi per il quotidiano “Libertà” e Paolo Menzani per "Piacenza Sera".

    I gruppi selezionati sono un bello spaccato del panorama nazionale, di livello qualitativo elevato e con approcci e idee musicali molto interessanti. Da Torino ecco i Perceive, quintetto composto da Giulia D’Amico alla voce, Edoardo Casu al flauto, Lorenzo Blardone al pianoforte, Carlo Bavetta al basso e Andrea Bruzzone alla batteria. Sono invece di Agropoli, in provincia di Salerno, i Pasquale Mandia Trio, con Biagio Russo al pianoforte, Gabriele Pagliano al contrabbasso e Pasquale Mandia alla batteria. A seguire sarà la volta dei Tarsius, un gruppo di ragazzi di Piovene Rocchette, in provincia di Vicenza, composto Riccardo Pettinà al pianoforte, da Lorenzo De Luca al sax tenore, da Matteo Padoin al contrabbasso e da Giacomo Albertelli alla batteria. Da Poggibonsi, in provincia di Siena, si presenteranno i Lost in the supermarket, quartetto con Anais Del Sordo alla voce, Giovanni Ghizzani al pianoforte, Kim Baiunco al contrabbasso e Giuseppe Sardina alla batteria. In sei l’ultimo gruppo della serata, i #RedingProject di Caltanissetta, omissis con una formazione che vede alla voce Roberta Sava, alla tromba Filippo Schifano, al sax tenore Fabiano Petrullo, al pianoforte Francesco Leo, al basso Stefano India e alla batteria Federico Gucciardo.

    I gruppi in gara alterneranno brani di loro composizione ad almeno uno standard, espressamente previsto dal regolamento del concorso. I Perceive avranno in scaletta ben tre brani di Thelonius Monk, tra i primi creatori del “modern jazz”, dal titolo “Evidence”, “Reflections” e “Bye Yah”. I due brani originali del trio di Pasquale Mandia sono stati da lui composti e si intitolano “My Starting Point” e “Palmira”, lo standard nel loro caso sarà “Beatrice” di Sam Rivers. Il quartetto dei Tarsius come standard ha optato per “On a Misty Night”, un brano di Tadd Dameron, definito da Dexter Gordon il più romantico compositore del movimento Bebop, eseguiranno inoltre un brano composto dal loro contrabbassista intitolato “Autochtone” e uno composto dal saxofonista dal titolo “Zarar”. I Lost in the supermarket suoneranno due brani composti a quattro mani dalla cantante e dal pianista dal titolo “Claps of Thunder” e “Hope”, come standard la trascinante “Mark Time” del trombettista Kenny Wheeler. Infine i #RedingProject si cimenteranno in “Softly, as in a morning sunrise”, brano del 1928 di Romberg e Hammerstein che conta innumerevoli versioni, “All of Me”, sempre dello stesso periodo storico altrettanto celebre, di Gerald Marks oltre a una composizione dal loro pianista dal titolo “E’ sempre un jogo”.

    Anche il pubblico del Milestone sarà invitato a esprimere una preferenza, votando il gruppo che ritiene più meritevole e determinando così l’assegnazione del “Premio del pubblico”, rappresentato da una targa offerta dagli organizzatori come riconoscimento del favore popolare.

     

  • 15 febbraio 2020 - FIN. BETTINARDI Sez. C
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    Segni particolari: tutte giovani sotto i 30 anni e tutte talentuose, selezionate sulla base del materiale audio inviato, insieme a molti altri. Ora hanno la possibilità di dimostrare davanti a una giuria di esperti, le loro doti e la loro peculiare sensibilità nell’affrontare brani più o meno conosciuti, ma che verranno riletti e personalizzati. Si confronteranno sullo stesso palco sabato 15 febbraio alle ore 21.30 al Milestone di Piacenza (l’ingresso è gratuito con tessera del Piacenza Jazz Club o ANSPI) per la terza finale di questa edizione del Concorso Nazionale Bettinardi per Nuovi Talenti del Jazz Italiano, quella dedicata ai Cantanti.

    Il Concorso, alla sua diciassettesima edizione, gode di un grande prestigio a livello nazionale, tanto che le proposte musicali arrivano da ogni parte d’Italia, ed è organizzato dall'associazione culturale Piacenza Jazz Club, con il sostegno determinante della Fondazione di Piacenza e Vigevano e con il supporto di Yamaha Music Europe GmbH - Branch Italy. Il concorso è dedicato alla memoria di uno dei soci fondatori del Piacenza Jazz Club e saxofonista: Chicco Bettinardi, prematuramente scomparso nel 2004.

    La giuria, chiamata a valutare le esecuzioni delle finaliste, sarà come sempre presieduta dalla cantante Diana Torto, splendida voce del Jazz italiano e insegnante al Conservatorio di Bologna oltre che ai corsi di alta formazione di Siena Jazz, e sarà affiancata da Debora Lombardo, anch’essa cantante e docente della Milestone School of Music, dal presidente del Piacenza Jazz Club, il saxofonista Gianni Azzali, dal musicista e direttore di coro Andrea Zermani e dalla giornalista di “Musica Jazz” Lorenza Cattadori. 

    In ordine di esibizione saliranno sul palco l’abruzzese Ada Flocco, di Atessa, in provincia di Chieti, che è anche la più giovane del gruppo con i suoi 24 anni e proporrà “Fee-Fi-Fo-Fum”, di Wayne Shorter, “Celeste”, brano pensato appositamente per far risaltare le qualità canore della vocalist inglese Norma Winstone, scritto da lei stessa e dal pianista John Taylor, e “Speak Low” di Kurt Weill, del 1943. È pugliese, e precisamente di Salve, in provincia di Lecce, Sofia Romano, che farà ascoltare la classica “It Could Happen to You” con musica di Jimmy van Heusen e parole di Johnny Burke, a seguire il malinconico valzer musette dal titolo “Indifference” del fisarmonicista Tony Murena, infine presenterà la sua versione del celebre “Caravan” di Duke Ellington. 

    Campana, e più precisamente di Salerno è invece Francesca Simonis che ha in scaletta “Flamenco Sketches” di Miles Davis, “Bye Bye Blackbird” con musica di Ray Henderson e testo di Mort Dixon, lo stesso standard ripreso tra gli altri anche da Paul Mc Cartney con arrangiamento di Diana Krall, e “Body and Soul” di Johnny Green. 

    Toscana di Lucca è Ilaria Giannecchini che ha scelto di interpretare “There Will Never Be Another You”, della coppia Warren-Gordon, la bellissima “Close Your Eyes” scritta dalla cantautrice americana Bernice Petkere nel 1933 e “For Sentimental Reason” scritta da Watson su musica di Best nei primi anni Quaranta.

    Lombarda è l’ultima finalista a salire sul palco. Di nome fa Simona Daniele, viene da Monza e canterà “Art Deco”, che porta la firma inconfondibile del trombettista Don Cherry, “Skylark”, uno dei brani più celebri e amati di Hoagy Carmichael con testo di Johnny Mercer e “Equinox” di John Coltrane.

    Tutti i solisti saranno accompagnati da una solida base ritmica formata da Giovanni Guerretti al pianoforte, Alex Carreri al contrabbasso e Luca Mezzadri alla batteria. 

  • 23 febbraio 2020 - FIN. BETTINARDI Sez. D
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    A meno di una settimana dall’inizio ufficiale del Piacenza Jazz Fest, a cui è sempre stato abbinato, si chiude domenica 23 febbraio alle ore 18.00 con l’ultima finale anche questa 17esima edizione del Concorso Bettinardi, dedicata a scoprire gruppi jazz emiliano-romagnoli formati da giovani talentuosi. La quarta e cronologicamente ultima sezione del concorso nazionale, è stata appositamente bandita da Piacenza Jazz Club insieme a Bologna In Musica grazie al sostegno della Legge Regionale 2/2018, detta “Legge Musica” per selezionare giovani formazioni di musicisti che propongano brani originali e siano (in percentuale maggiore) residenti in Emilia-Romagna. Intento del legislatore e più specificamente del concorso è dare sostegno ai nuovi autori, alla musica attuale e originale, a quella dal vivo, alla circuitazione locale di musicisti e gruppi, con un’attenzione rivolta alle generazioni più giovani.

    In palio il gruppo vincitore verrà coadiuvato nella realizzazione di un prodotto discografico, la sua promozione, sia tramite un videoclip, sia attraverso la programmazione di alcuni concerti, offrendo così la concreta possibilità di farsi conoscere e al contempo di mettersi in gioco.

    I gruppi che si disputeranno l’ambito primo premio sono: il trio dei Past1, il quartetto dei Nuwa, il trio dei Pablo Died, un altro trio, quello di Enrico Cristofani e il quintetto dei Duke Juice. Verranno giudicati da una giuria composta da: Gianni Azzali, musicista, presidente del Piacenza Jazz Club e direttore artistico del Piacenza Jazz Fest, Angelo Bardini, vicepresidente del Piacenza Jazz Club e direttore artistico del Milestone, Francesco Bettini, patron del “Torrione di Ferrara” e direttore artistico di Bologna Jazz Festival, Federico Mutti, presidente di “Bologna in Musica” e Piero Odorici, saxofonista, compositore e direttore artistico del “Camera Jazz Club” di Bologna.

     



    A meno di una settimana dall’inizio ufficiale del Piacenza Jazz Fest, a cui è sempre stato abbinato, si chiude domenica 23 febbraio alle ore 18.00 con l’ultima finale anche questa 17esima edizione del Concorso Bettinardi, dedicata a scoprire gruppi jazz emiliano-romagnoli formati da giovani talentuosi. La quarta e cronologicamente ultima sezione del concorso nazionale, è stata appositamente bandita da Piacenza Jazz Club insieme a Bologna In Musica grazie al sostegno della Legge Regionale 2/2018, detta “Legge Musica” per selezionare giovani formazioni di musicisti che propongano brani originali e siano (in percentuale maggiore) residenti in Emilia-Romagna. Intento del legislatore e più specificamente del concorso è dare sostegno ai nuovi autori, alla musica attuale e originale, a quella dal vivo, alla circuitazione locale di musicisti e gruppi, con un’attenzione rivolta alle generazioni più giovani.

    In palio il gruppo vincitore verrà coadiuvato nella realizzazione di un prodotto discografico, la sua promozione, sia tramite un videoclip, sia attraverso la programmazione di alcuni concerti, offrendo così la concreta possibilità di farsi conoscere e al contempo di mettersi in gioco.

    I gruppi che si disputeranno l’ambito primo premio sono: il trio dei Past1, il quartetto dei Nuwa, il trio dei Pablo Died, un altro trio, quello di Enrico Cristofani e il quintetto dei Duke Juice. Verranno giudicati da una giuria composta da: Gianni Azzali, musicista, presidente del Piacenza Jazz Club e direttore artistico del Piacenza Jazz Fest, Angelo Bardini, vicepresidente del Piacenza Jazz Club e direttore artistico del Milestone, Francesco Bettini, patron del “Torrione di Ferrara” e direttore artistico di Bologna Jazz Festival, Federico Mutti, presidente di “Bologna in Musica” e Piero Odorici, saxofonista, compositore e direttore artistico del “Camera Jazz Club” di Bologna.

     

  • 15 gennaio 2020 - MARIA PIA DE VITO
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    Maria Pia De Vito
     voce
    Julian Oliver Mazzariello pianoforte
    Enzo Pietropaoli contrabbasso
    Alessandro Paternesi batteria

    Intrigante anteprima per la 17ª edizione del Piacenza Jazz Fest mercoledì 15 gennaio alle ore 21:15 nell'auditorium della Fondazione di Piacenza e Vigevano, in via S. Eufemia 12 a Piacenza. L'ingresso è libero e gratuito e, prima del concerto del quartetto della cantante napoletana Maria Pia De Vito con il suo nuovo progetto "Drink Up, Dreamers!", sarà reso pubblico l'intero programma della kermesse jazzistica piacentina, ormai ben conosciuta in tutto lo stivale.

    L’interesse di Maria Pia De Vito per la forma canzone è oramai di lunga data: “So Right”, l’omaggio discografico dedicato a Joni Mitchell (2005), già ospite diverse edizioni fa del Piacenza Jazz Fest e di Arquato Jazz nel 2007, è diventato un “classico”, approdato nel 2007 anche al Blue Note di New York. Il lavoro, che vedeva nella formazione Danilo Rea e Enzo Pietropaoli e con ospite il batterista Aldo Romano, si proponeva di ripercorrere l’opera di Joni Mitchell riverificandola attraverso le filosofie contemporanee e prendendo strade autonome. Dal 2008 subentra al piano Julian Oliver Mazzariello, pianista sensibile e geniale, e il progetto prende la forma “drumless”. La lunga e fortunata attività di questo trio lo porta a vette di grandissimo interplay, giungendo a farlo definire dal critico di Downbeat Ted Panken, in occasione della performance ad Umbria Jazz Winter 2017, “a think-as-one trio", letteralmente, un ensemble così unito da sembrare una sola cosa.

    "Drink up, dreamers!", il nuovo lavoro discografico di Maria Pia De Vito insieme a questa compagine musicale affiatatissima, è arricchito del contributo ritmico e poetico del batterista Alessandro Paternesi. È una collezione di canzoni di autori d’oltreoceano quali Crosby e Nash, Bob Dylan, Tom Waits e la mia sempre amata Joni Mitchell, ma anche autori europei quali Elvis Costello e Peter Gabriel. Il fil rouge che le accomuna è il tema del sogno, delle illusioni personali o quelle riguardanti il mondo e le nostre relazioni sociali e della nostra risposta personale di fronte alla perdita delle illusioni. “Drink up, dreamers, you’re running dry”, “Bevete sognatori, state rimanendo a bocca asciutta”, è un verso tratto dal profetico brano di Peter Gabriel “Here Comes the Flood”, che in maniera visionaria, onirica e quasi tattile, pre/vede e pre/sente di decenni l’alluvione mediatica e l’iperconnettività che caratterizza ormai il nostro vivere quotidiano e le imprevedibili conseguenze sul nostro modo di stare al mondo e stare con noi stessi. Ma è solo uno dei sogni e delle illusioni di cui questo lavoro parla. Abbiamo ancora isole di pace da immaginare, come in "The Lee Shore" di Crosby e Nash, illusioni d’amore da inseguire, come in "Simple Twist of Fate" di Bob Dylan, spazi interiori di amore e cura per l’altro da coltivare, come in "Rainbow Sleeves" di Tom Waits. "Senza questi sogni saremmo perduti” - afferma la singer napoletana, leader del progetto che ascolteremo come succosa anteprima del ricco programma del festival, che avrà luogo dal 29 febbraio al 5 aprile prossimi.

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    "So was Naples-born vocalist Maria Pia De Vito’s recital of seven Joni Mitchell songs, which she delivered with pitch-perfect, nuanced phrasing, deploying her voice seamlessly as an instrument within a think-as-one trio with Pietropaoli and pianist Julian Oliver Mazzariello. She conveyed the narrative arc of each lyric with a subtlety and dramatic nuance all the more remarkable for the fact that English is not her native tongue."
    (Ted Panken on Downbeat, February 2018)

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    Maria Pia De Vito inizia l’attività concertistica nel 1976 come cantante e polistrumentista in gruppi di ricerca su musica etnica e musica colta dell’area mediterranea, balcanica e sudamericana, mentre dagli anni Ottanta è attiva in campo jazzistico, collaborando con musicisti quali John Taylor, Ralph Towner, Rita Marcotulli, Ernst Rejiseger, Enrico Rava, Enrico Pieranunzi, Guinga, Norma Winstone, Steve Swallow, Gianluigi Trovesi, Danilo Rea, Paolo Fresu, Paolo Damiani, Cameron Brown, gli Area, ed esibendosi in eventi speciali con musicisti del calibro di Joe Zawinul, Michael Brecker, Peter Erskine, Kenny Wheeler, Miroslav Vitous, Nguyen-Le, Uri Caine, Dave Liebman, Billy Hart, Eliot Ziegmund, Maria Joao, Art Ensemble of Chicago e molti altri.

    La sua ricerca sul canto e sulla voce abbraccia diversi campi d’azione: dalla personale elaborazione della lingua e la cultura napoletana attraverso la musica di improvvisazione e l’incontro con culture diverse (il più recente: il Brasile di Guinga, Chico Buarque e Ivan Lins), il  Free Jazz ed elettronica, la prossimità con la musica barocca, il lavoro sulla forma-canzone senza limitazioni di genere.

    Nominata dalla Rivista americana Down Beat tra i dieci Artisti dell'anno nel 2001, nella categoria “Beyond Artist”, insieme a nomi quali Joni Mitchell e Caetano Veloso.

    Maria Pia è stata molto attiva dal 2007 con il duo Dialektos con Huw Warren con cui ha inciso due Cd per l’etichetta Parco della Musica, suonando in tutta Europa ed un tour in estremo oriente. Ha varato nel 2011 il Progetto Il Pergolese, che ha inciso poi per la prestigiosa etichetta ECM, con François Couturier, Anja Lechner, Michele Rabbia, esibendosi in grandi festival e teatri europei.

    Nel 2016 si è esibita all’Opera di Lyon in una "carte blanche" di 5 progetti da lei diretti.
    A Maggio è stato presentato all’Auditorium di Roma e al Blue Note di Milano il cd "Core – Coraçao" un suo lavoro di versioni in napoletano di brani di Chico Buarque, Guinga ed Egberto Gismonti, che vede Chico Buarque ospite in due brani.

    La De Vito ha vinto nel 2008, 2009 e 2011 il "Top Jazz", referendum della critica indetto dalla rivista Musica Jazz, dal 2010 al 2015 consecutivamente ha vinto il referendum popolare della rivista Jazzit, nonchè il premio Musica e Dischi 2012 per la migliore produzione internazionale con il suo disco "Mind the Gap". Nel 2016 ha ricevuto il Premio alla Carriera dall’ associazione Musica Oggi. E’ stata docente di Canto Jazz presso il Conservatorio di Santa Cecilia, attualmente è docente presso il Saint Louis Music College di Roma. E’ stata direttrice della sezione Jazz del Ravello Festival nel 2017.

    Attualmente è direttrice artistica di Bergamo Jazz.