Background Image

Milestone - Programma

  • 5 ottobre 2019 - ATTILIO ZANCHI 4ET
    Zanchi_2019.jpg


    Sabato 5 ottobre 2019

    ATTILIO ZANCHI QUARTET
    "Mingus Portrait"

    Attilio Zanchi contrabbasso
    Gianni Azzali
    sax tenore, soprano e flauto
    Massimo Colombo 
    pianoforte
    Tommy Bradascio
    batteria

    La musica di Charles Mingus è, e rimarrà, nei  cuori e nelle orecchie di tutti gli amanti del Jazz ed è servita a ispirare diverse generazioni di musicisti.
    Mingus è stato, oltre che un magnifico contrabbassista, anche un prolifico compositore, arrangiatore, pianista e leader di diverse storiche formazioni. I suoi gruppi, che vanno dal trio fino alla big band, hanno attraversato e influenzato diversi periodi stilistici a partire dagli anni '50 fino ad arrivare ai Settanta.
    Senza dubbio Charles Mingus è stato, insieme a Duke Ellington, uno dei più importanti compositori del Novecento; nelle sue musiche si possono sentire le radici del Blues, gli echi del Gospel, lo Swing e il Be Bop, il Soul Jazz fino ad arrivare al Free più furioso e alla musica d’avanguardia. E’ per questa ragione che la sua musica può essere quasi considerata come un ritratto enciclopedico della storia del Jazz e può essere suonata tutt’oggi senza apparire datata, ma fornendo anzi sempre snuovi spunti d'ispirazione.

    Nasce da  queste considerazioni il desiderio di Attilio Zanchi di riproporre i brani del repertorio mingusiano interpretandoli e rileggendoli influenzati dalle singole esperienze di musicisti del quartetto. Nel programma vengono inoltre eseguite composizioni originali di Zanchi ispirate o vicine alla poetica musicale di Mingus.

    Un giorno, quando era già molto malato, Charlie Mingus disse a sua moglie Sue: “Sai, un corpo l’ho già avuto; la prossima volta voglio essere una stella. Voglio brillare tutta la notte.”
    Non sappiamo se questo suo desiderio è stato esaudito, ma di certo la sua musica continua a brillare ed ad illuminare il mondo come una stella.

    Attilio Zanchi nasce a Milano nel luglio 1953 ed inizia lo studio del contrabbasso nel 1978 dopo diverse esperienze nei più diversi generi musicali. Frequenta per due anni i corsi di jazz del Conservatorio di Milano sotto la guida di Giorgio Gaslini e per tre la scuola Civica. Nel 1979 entra a far parte dell'Open Form Trio con Piero Bassini e Giampiero Prina con i quali collabora per diversi anni. Nel 1980 ottiene una borsa di studio presso la University of Fine Arts di Banff (Canada) e presso il Creative Music Studio di Woodstock, dove perfeziona lo studio del contrabbasso con Dave Holland ed
    improvvisazione con Karl Berger, George Lewis, Sam Rivers, Jimmy Giuffré, Ed Blackwell, Lee Konitz, Kenny Wheeler, Jack de Johnette e John Abercrombie. Al suo ritorno in Italia entra a far parte del Milan Jazz Quartet ed inizia la collaborazione con il gruppo di Franco D'Andrea e Paolo Fresu, incidendo diversi dischi, alcuni di questi premiati dalla critica come "migliori dischi dell'anno", e svolgendo numerose tourneé in tutto il mondo. 
    E' oggi più che mai attivo, è docente di contrabbasso jazz al Conservatorio di Milano.





  • 13 ottobre 2019 - BETTINARDI EMILIA-ROMAGNA
    logo-bettinardi_finale-c.jpg


    Domenica 13 ottobre 2019 (ore 18:00)

    FINALE DELLA SEZIONE SPECIALE EMILIA-ROMAGNA

     

    Si tratta di una sezione appositamente bandita dal Piacenza Jazz Club insieme a Bologna In Musica e al Torrione di Ferrara, per selezionare giovani formazioni di musicisti che suonano musica originale residenti nella regione, con il sostegno della Legge 2/2018, anche chiamata “Legge Musica”, prima in Italia nel suo genere.
    I gruppi che si esibiranno sono stati selezionati da una giuria di esperti sulla base del materiale audio inviato nei mesi scorsi, costituito da soli brani originali. L’età media non deve superare i trentacinque anni, ma può comprendere componenti fino ad un massimo di quarantadue anni.
    Un’ottima occasione per tutti quei giovani che vogliono provare a crescere in un settore molto competitivo e in cui è molto difficile riuscire ad emergere senza l’ausilio di strumenti specifici che diano una mano concreta a sviluppare le proprie doti. In questo caso specifico, per il gruppo vincitore, sono previsti approfondimenti di ampio raggio: si spazierà dall’ideazione alla realizzazione di un prodotto discografico, senza tralasciare l’aspetto della promozione, sia tramite un videoclip, sia favorendo la musica dal vivo, grazie alla programmazione in un buon numero di locali in regione, offrendo così la concreta possibilità di farsi conoscere e al contempo di mettersi in gioco.

    I gruppi che si disputeranno l’ambito primo premio sono: il quintetto dei “Gala”, i “Pablo Died”, i “Past-1” e “The Sleepers”. Verranno giudicati da una giuria composta da: Gianni Azzali, musicista, presidente del Piacenza Jazz Club e direttore artistico del "Piacenza Jazz Fest", Angelo Bardini, vicepresidente del Piacenza Jazz Club e membro della commissione artistica del Milestone e del "Piacenza Jazz Fest", Francesco Bettini, patron del “Torrione di Ferrara”, storico jazz club emiliano e direttore artistico del "Bologna Jazz Festval", Vito Menci, membro del direttivo di “Bologna in Musica” e Giuseppe Borea, esperto di musicologia afroamericana. 

  • 19 ottobre 2019 - MASSIMILIANO ROLFF 4ET
    Slider_Rolff.jpg


    Sabato 19 ottobre 2019 ore 22:00


    MASSIMILIANO ROLFF HOME FEELING
    feat. Hector Martignon


    Hector Martignon pianoforte
    Massimiliano Rolff contrabbasso
    Mario Principato percussioni
    Ruben Bellavia batteria


    "Home Feeling" è il titolo del nuovo (e settimo) album del contrabbassista ligure Massimiliano Rolff e da lui scritto nell'arco di pochi mesi, durante i suoi molti viaggi.
    "Casa non è un luogo, ma una sensazione", recita un proverbio.
    Questa musica vive di suggestioni, luoghi, racconti, persone, incontri. L'anima delle cose che, nei lunghi viaggi, cercano spazio nella casa che ti porti dentro.
    Rolff prosegue la sua ricerca artistica attraverso la sintesi di un linguaggio musicale positivo, ricco di riferimenti tipicamente jazzistici ed elementi popolari della musica afrocubana, condividendo in concerto il proprio sound con una band di musicisti straordinari: il pianista colombiano Hector Martignon e gli italiani Mario Principato alle percussioni e Ruben Bellavia alla batteria.
    I brani di "Home Feeling", tutti a firma di Rolff tranne due (un sentito omaggio al pianista cubano Ruben Gonzalez e la splendida bossanova "Beija Flor"), sono caratterizzati da melodie semplici e cantabili, che sviluppandosi attraverso forme complesse, mettono in risalto la qualità strumentale del quartetto attraverso gli ampi spazi improvvisativi.
    Con questo progetto Rolff propone un viaggio musicale elegante e raffinato, guida il quartetto con il suono del suo contrabbasso in un clima sonoro di grande rilassatezza, evocando felicemente i molti punti di incontro tra la cultura europea e quella latino americana.







  • 26 ottobre 2019 - ZZ QUARTET
    Slider_ZZ_Quartet.jpg


    Sabato 26 ottobre 2019 - ore 22:00

    ZZ QUARTET

    Simone Zanchini (fisarmonica, live electronics)
    Ratko Zjaca (chitarra)
    Martin Gjaconovski (contrabbasso)
    Adam Nussbaum (batteria)

    INGRESSO € 10


    Torna a grande richiesta il fisarmonicista Simone Zanchi, e lo fa con il "ZZ Quartet", un ensemble che possiede un'unica e completa visione musicale, che assorbe e riflette i svariati modi di fare musica dei suoi componenti, pur mantenendo picchi di individualismo invidiabili e un livello di scrittura della musica di altissima qualità.
    I brani in scaletta sono scritti da Simone Zanchini e da Ratko Zjaca e spaziano dalla tranquilla intimità alla bruciante intensità. Diverse sono le influenze musicali, tra cui Jazz, musica classica, World-Music e libera improvvisazione. Esse compongono ed esaltano questo progetto fatto di composizioni originali. I brani proposti sfumano i confini tra musica scritta e improvvisazione, dando vita a paesaggi sonori unici tanto radicati nella tradizione quanto spinti fortemente oltre i confini della moderna musica di oggi.




  • 2 novembre 2019 - BEARZATTI - CARNOVALE
    Slider_Carnovale_Bearzatti.jpg


    Sabato 3 novembre 2019 - ore 22:00
    FRANCESCO BEARZATTI e DARIO CARNOVALE


    Francesco Bearzatti sax tenore e clarinetto
    Dario Carnovale pianoforte, tabla e percussioni

     

    Due tra i migliori musicisti italiani che, pur provenendo da due regioni così distanti e diverse, uno di origini friulane l’altro siciliano, sono uniti da un forte legame artistico e umano che si fonde in una musica unica. Molte le influenze che accomunano i due musicisti, una solida preparazione accademica, l’amore per il Jazz e le frequenti incursioni verso stili musicali affini, dal Rock alla musica etnica alla musica contemporanea più colta. Un viaggio musicale dal carattere evocativo, denso di forti emozioni.

    Dario Carnovale, considerato dalla critica uno dei maggiori esponenti del virtuosismo pianistico della scena jazz italiana, ha iniziato ha suonare la batteria a tre anni e il pianoforte a cinque; ex bambino prodigio ha proseguito i suoi studi in conservatorio diplomandosi in pianoforte jazz e in strumenti a percussione. Nel 2006 si è aggiudicato la prestigiosa borsa di studio per rappresentare l’Italia al 17° meeting internazionale dell’ International Association of School of Jazz diretto da David Liebman destando, a seguito della partecipazione ai seminari estivi della fondazione Siena Jazz, l’interesse di  Enrico Rava e Franco D'Andrea. Numerosi i riconoscimenti: nel 2008 ha vinto il primo premio, il premio del pubblico al concorso per nuovi talenti del jazz italiano “Chicco Bettinardi”, nel 2010 è risultato vincitore dell’European Jazz Contest  con il premio miglior solista. Sempre nel 2010 ha inoltre vinto con il suo trio il  primo premio del Barga Jazz Contest.
    Ha suonato con Paul Jeffrey, Scott Hamilton, Pietro Tonolo, Fabrizio Bosso, Flavio Boltro, Marco Tamburini, Rosario Bonaccorso, Paolino Dalla Porta, Stefano Senni, Yuri Goloubev, Gwilem Simcock, Cory Cox, Jaca Kopac, Dado Moroni e molti altri.
    Il 2007 vede il suo esordio discografico come leader con il disco in trio "Pensieri Notturni", nel 2008 registra “Exit for three”, nel 2012 ”Dario Carnovale live at Fazioli concert hall" in quartetto con Fabrizio Bosso, nel 2013 il suo primo piano solo “Portraits” definito dalla rivista "Jazz life” di Tokio il miglior disco in piano solo degli ultimi anni”; sempre nello stesso anno il CD “Emersion" con Francesco Bearzatti, nel 2017 “Untitledche” e nel 2018 "I remember you" in collaborazione con Alfred Kramer e Lorenzo Conte. 

    Narratore innamorato delle parole e capace di prodigiose innovazioni, straniero sempre e ovunque eppure profondamente italiano, musicista all'eterna ricerca dell’altro, attirato irresistibilmente dai processi rivoluzionari purché liberi e mutevoli e non rigidi, Francesco Bearzatti ha trascorso l’infanzia nella provincia friulana. Con i coetanei ha condiviso i primi amori musicali, ascolti da rockettaro (Led Zeppelin, Deep Purple), poi è arrivato il Punk (Ramones, Sex Pistols). Il Jazz arriverà più tardi.
    Diplomato in clarinetto al conservatorio di Udine, Francesco approfondisce gli studi a New York, dove ha modo di incontrare anche George Coleman. Per molti anni si dedica alla musica Rock e Pop, per diverso tempo si esibisce nelle discoteche anche nelle vesti di DJ e incide alcuni progetti di musica elettronica che segnano profondamente la sua storia artistica: “Questo tipo di situazioni possiede ancora su di me un’influenza molto evidente: fa parte del mio background e quando penso ai miei progetti, mi viene naturale andare a pescare anche nel mio passato extra-jazzistico”.
    Dopo diverse partecipazioni in progetti con altri gruppi, il primo disco da leader (1998) è intitolato “Suspended Steps”. Il periodo seguente, gli anni trascorsi a Parigi, segnano per Francesco l’apice della sua corsa artistica. Stringe un’ottima amicizia con Aldo Romano e partecipa alle registrazioni di “Because of Bechet”. Proprio in quell’occasione incontra Emmanuel Bex, virtuoso di organo Hammond. I tre formano il Bizart Trio capeggiato da Francesco e registrano “Virus” nel 2003, replicando l’anno seguente con “Hope” nel quale compare anche Enrico Rava. Sempre nel 2003 viene votato Miglior nuovo talento al Top jazz indetto dalla rivista specializzata Musica Jazz.
    Tantissime sono le collaborazioni e i progetti, anche suoi, di natura innovativa come “Indigo 4” di Petrella, i “Sax Pistols”, un libero adattamento per voce recitante e sassofoni di “Natura morta con custodia di sax” di Geoff Dyer, il duo con il pianoforte di Jean-Pierre Como e un progetto in solitario su Duke Ellington.
    Molti sono i premi e riconoscimenti ad oggi. Vince nell'ambito del referendum Top Jazz 2009, indetto dalla rivista Musica Jazz, il premio come "Strumentista dell'anno sezione ance". Nel 2010 "X (Suite for Malcolm)" viene premiato come "Miglior disco dell'anno" nel Top Jazz 2010 e come Miglior Album in Italia da JazzitAward. Miglior ancia 2011 referendum Musica Jazz e Miglior Sax Tenore Jazz It awards. Miglior Musicista Europeo 2011 Accademie Jazz Francaise.

     

     

  • 9 novembre 2019 - GUERRETTI / BUSSOLENI
  • 17 novembre 2019 - RUDY ROYSTON (2 projects)
    Slider_RoystoneQuagliata.jpg


    Sabato 17 novembre 2019 ore22:00

    DIPTYCH
    Paola Quagliata voce
    Rudy Royston batteria

    RUDY ROYSTON QUARTET "Flatbed Buggy"
    Gary Versace 
    fisarmonica
    John Ellis clarinetto basso e sassofoni
    Hank Roberts 
    violoncello
    Joe Martin 
    contrabbasso

    INGRESSO € 10

    - - - - - - - - - - - - - - - - - - - -

    Saranno ben 2 i progetti presentati al Milestone con il batterista Rudy Royston sabato 17 novembre.
    Il primo è "Diptych", un inedito ma rodato duo di voce e batteria con la cantante Paola Quagliata.
    Una voce e una batteria. Il suono più naturale tra tutti i suoni e lo strumento che più di tutti è vicino al ritmo primordiale, quello del battito del cuore. Diptych esplora dell’uno e dell’altro le molteplici possibilità melodiche in un duplice errare nello stesso spazio, stile e trama. Quagliata e Royston -rispettivamente di origini napoletana e texana- portano in questo duo le suggestioni dei loro Sud, del gospel, del jazz newyorkese, della musica colta europea, di quella dei Monti Appalachi ma, soprattutto, di musica spontanea senza appartenenza di genere che viene creata su immagini, fotografie di vita, racconti di viaggi, letture, film ed emozioni condivise. Si alternano momenti di improvvisazione, a momenti che rimandano a una melodia conosciuta, che poi si perde di nuovo in musica spontanea. Il testo a volte è “non sense”, un gioco ritmico portatore di suoni e ricordi anche di altre culture. Paola canta lingue che ama, il cinese, l’arabo, il napoletano, il greco, il turco; usa i fonemi e i rimandi delle culture cui queste lingue appartengono per arricchire il tappeto sonoro su cui far muovere il proprio corpo vocale. Rudy è laureato in poetica; porta nella sua musica anche i racconti della bisnonna cresciuta come schiava in una piantagione di cotone.
    Diptych è dunque un dittico, un doppio punto di vista, un duplice vagare nei medesimi luoghi con lo stesso respiro, perché per i due l’identità non è che una stratificazione di memorie in cui inserire anche l’ambiente circostante.

    S'intitola invece "Flatbed Buggy" il nuovo album del batterista e compositore statunitense Rudy Royston, prima scelta ritmica per artisti del calibro di Bill Frisell, JD Allen o Dave Douglas.
    Copertina e titolo fanno subito capire che l'album ha ben poco da spartire con la classica iconografia jazzistica: niente interni di fumosi locali cittadini o grattacieli di  grandi metropoli, ma un vecchio carretto di quelli trainati da un cavallo e usati nelle fattorie del sud per piccoli trasporti. L'ambientazione bucolica trova in qualche modo conferma anche dall'inconsueto organico utilizzato da Royston, che ha messo insieme un quintetto quasi cameristico. L'aspetto melodico prevale decisamente su quello ritmico nelle calde e malinconiche composizioni del batterista, cresciuto a Denver, ma memore dei giorni trascorsi in gioventù nelle campagne del Texas, dove era nato e di dove era originario anche suo padre.
    "Flatbed Buggy" ruota attorno all'idea del "tempo": quello dei giorni della spensieratezza, ma anche dell'inizio di tutte le cose, di un processo di crescita personale e musicale. Tutti i brani hanno un qualche riferimento al concetto di tempo e di movimento e ogni tre o quattro pezzi ci sono dei "bozzetti", brevissime composizioni che fungono da momenti di transizione, "salti nel tempo" per connettere diversi periodi ed episodi.

  • 23 novembre 2019 - CODEX 3



    Sabato 23 novembre 2019

    HUBY - CHEVILLON - RABBIA 


    Regis Huby violino ed elettronica
    Bruno Chevillon contrabbassoed elettronica
    Michele Rabbia batteria ed elettronica


    Compagni di vecchia data, Bruno Chevillon, Michele Rabbia e Régis Huby sviluppano rispettivamente un rapporto molto intimo con l'acustica dei loro strumenti associati all'elettronica. Questo incontro riunisce tutte le loro esigenze di strumentisti improvvisatori, offrendo  un campo di esplorazione del suono senza limiti.
    La ricchezza di timbri, colori e dinamiche,il virtuosismo, l'intimità delle corde strofinate, pizzicate, colpite da Bruno Chevillon e Régis Huby, associate all'immaginazione e all'inventiva  di Michele Rabbia, creano sonorità taglienti, liriche, spettrali, che ci portano verso l'esplorazione di diversi mondi sonori.

  • 30 novembre 2019 - HANCOCK PROJECT



    Sabato 30 novembre 2019 - ore 22:00

    HANCOCK PROJECT TRIO
    feat. Tino Tracanna

    Giuseppe Blanco pianoforte
    Giuseppe La Grutta basso elettrico
    Pasquale Guarro batteria
    feat. Tino Tracanna sax tenore e soprano

     

    Herbie Hancock è da più di mezzo secolo uno dei personaggi imprescindibili nella storia del Jazz, conosciuto ovviamente da qualunque tipo di esecutore e apprezzato anche dal grande pubblico. Un connubio tra puro istinto e profonda consapevolezza dei materiali, innovatore poliedrico e sperimentatore senza confini. Un musicista senza pregiudizi che ha sempre guardato avanti, rispettando sempre la tradizione. Ciò si evince anche dalle sue composizioni, che spaziano fino al Funk e alla Fusion. “HH Project Trio” propone appunto un progetto monografico, basato su composizioni di Herbie Hancock con arrangiamenti originali. Gli arrangiamenti includono riadattamenti stilistici, uso delle metriche dispari o rielaborazioni armoniche, cercando sempre di non snaturare l’identità originaria della composizione. All’interno del progetto sono anche presenti brani inediti di alcuni membri della formazione, basati sulla medesima estetica sia per quanto riguarda lo stile compositivo sia per l’approccio esecutivo. Sono questi alcuni tra gli espedienti utilizzati dal “HH Project Trio" per rendere omaggio all’operato di questo artista geniale. 

  • 8 dicembre - AFROBRAZILIAN JAZZ 4ET
    Slider_AfroBrazilian_Jazz_4et.jpg

  • 14 dicembre 2019 - LUCA DELL'ANNA 4ET
    Slider_Dellanna.jpg


    Sabato 14 dicembre 2019 ore22:00
    LUCA DELL'ANNA QUARTET
    "Human See, Human Do"

    Luca Dell’Anna pianoforte
    Massimiliano Milesi sax tenore
    Danilo Gallo contrabbasso
    Alessandro Rossi batteria 



    Oltre ad essere il primo album solista registrato in quartetto dopo i precedenti due in trio, "Human See, Human Do" è la continuazione della ricerca sull'interplay strutturato, dove l'interazione fra gli elementi (stavolta quattro, con tutti gli spostamenti di equilibri e forze contrapposte che questo comporta) è concepita come una sorta di andirivieni magmatico fra la struttura e la libertà improvvisativa e compositiva.
    Proprio come l'uomo cerca domare la "Mente Scimmia" dello Yoga Vasistha imponendosi punti di ordine, pronti immediatamente a fuggire dietro le proprie bizzarre logiche momentanee di imitazione, capriccio e disturbo ("Monkey See, Monkey Do"), qui il materiale tematico non è soltanto un'esposizione iniziale subordinata ad un gioco improvvisativo "a turno" fine a se stesso, ma è una chiamata all'ordine, una convenzione condivisa per rientrare nei ranghi ed organizzare insieme il caos successivo.
    Luca Dell’Anna ha quindi elaborato una struttura compositiva ed improvvisativa in modo elastico così da dare ad ognuno dei musicisti il potere di vagare disordinatamente o richiamare il gruppo all'ordine in un percorso di ricerca che, proprio come quello della Mente Scimmia, non è mai statico né definitivo.



  • 20 dicembre 2019 - ANTONIO FARAO' TRIO
    Farao_ritagl.jpg


    Venerdì 20 dicembre 2019 - ore 22:00

    ANTONIO FARAO' TRIO

    Antonio Faraò pianoforte
    Ameen Saleem
     
    basso e contrabbasso
    Mike Baker 
    batteria

    INGRESSO € 10,00


    “Non mi capita spesso di essere sorpreso da registrazioni di musicisti, come lo sono stato quando per la prima volta ascoltai uno degli ultimi CD di Antonio Faraò. Ciò che mi ha colpito è stata la sensazione che ho sentito dentro di me. C'è tanto calore, convinzione e grinta nel suo modo di suonare. Mi ha immediatamente attratto la sua concezione armonica, la gioia dei suoi ritmi e il suo senso dello swing, la grazia e il candore delle sue linee melodiche improvvisate. Antonio non è solo un ottimo pianista, è un grande”.

    Herbie Hancock

    Bastano queste poche parole del grande Herbie Hancock per capire la statura di Antonio Faraò; un vero vanto italiano nel mondo!
    Faraò è un'autentica punta di diamante del panorama jazz internazionale, che ha suonato con prestigiosi artisti come Joe Lovano, Didier Lockwood, Miroslav Vitous, Jack Dejohnette, Chris Potter, Benny Golson, Ivan Lins e molti altri.
    Il suo stile è inconfondibile: una brillantezza tecnica con un impetuosa carica emotiva, una notevole vena compositiva e un travolgente senso ritmico.
    Antonio Faraò è stato invitato diverse volte da Herbie Hancock a partecipare all’International Jazz Day, evento mondiale del jazz organizzato dall’Unesco e dalle Nazioni Unite assieme a Brandford Marsalis, Kurt Elling, Wayne Shorter, Marcus Miller, Al Jarreau e altri. Nel suo ultimo album Eklektik (Warner Music) compaiono, tra gli altri, diversi artisti di fama mondiale come Snoop Dogg, Marcus Miller e Bireli Lagrène.

    Ameen Saleem ...

    Mike Baker è un batterista che ha lavorato con Whitney Huston, Celine Dion, Giorgia ed è stato uno dei batteristi più apprezzati da Prince e Al Jarreau. Influenzato da batteristi-cantanti come Phil Collins e Don Henley, Baker ha realizzato anche un disco da cantante. Ha suonato con miti del jazz come Jimmy Smith, Wayne Shorter, Joe Zawinul, ha accompagnato leggende della black music come Gregory Hines e Harold Nicholas.



     



  • 21 dicembre 2019 - CONCERTO MSOM



    Sabato 21 dicembre dalle ore 21:30, il Milestone di via Emilia Parmense 27 ospiterà il consueto Concerto di Natale della Milestone School of Music.
    Come ogni anno la Milestone School of Music, la scuola di musica che da ormai dodici anni vive e lavora nella sede del Piacenza Jazz Club, farà gli auguri alla città di Piacenza invitando i cittadini a gustare una serata in allegria e spensieratezza ascoltando gli allievi dei corsi avanzati della struttura didattica.

  • 28 dicembre 2019 - OPERA
  • 4 gennaio 2020 - CLAUDIO JR. DE ROSA 4ET
  • 11 gennaio 2020 - STEFANIA RAVA 4ET
  • 18 gennaio 2020 - FRANCESCO ORIO TRIO
    Slider_Orio.jpg


    Francesco Orio
    pianoforte
    Simone Di Benedetto contrabbasso
    Davide Bussoleni batteria
    Guest: Umberto Petrin voce recitante e pianoforte


    Francesco Orio, pianista di forte personalità tra i più innovativi della scena jazz italiana, considerato l’erede artistico del maestro Gaslini, si distingue per l’eclettismo artistico, la tecnica e l’originalità delle composizioni.
    ll leitmotif è la composizione e ricomposizione estemporanea di strutture basate su brevi frammenti, una sequenza di intervalli, una linea melodica, un’idea ritmica, che vengono sviluppati ogni volta sfruttando parametri diversi e senza restrizioni semantiche o storiografiche, attraverso l’improvvisazione collettiva del trio. La formazione ricerca e sviluppa un linguaggio sintetico che spazia attraverso più tradizioni musicali, un linguaggio che riesca a rimodellare e creare connessioni tra forme e strutture differenti, anche molto distanti tra loro, senza perdere di vista la totalità e l’integrità della narrazione. 

  • 25 gennaio 2020 - da definire
  • 1 febbraio 2020 - FIN. BETTINARDI Sez. A
    Slider_FinaleSolisti2020.jpg

  • 8 febbraio 2020 - FIN. BETTINARDI Sez. B


  • 15 febbraio 2020 - FIN. BETTINARDI Sez. C


  • 22 febbraio 2020 - FIN. BETTINARDI Sez. D