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Domenica 17 novembre 2019 ore18:00

DIPTYCH
Paola Quagliata voce
Rudy Royston batteria

RUDY ROYSTON QUARTET "Flatbed Buggy"
Gary Versace 
fisarmonica
John Ellis clarinetto basso e sassofoni
Hank Roberts 
violoncello
Joe Martin 
contrabbasso

INGRESSO € 10

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Saranno ben 2 i progetti presentati al Milestone con il batterista Rudy Royston domenica 17 novembre.
Il primo è "Diptych", un inedito ma rodato duo di voce e batteria con la cantante Paola Quagliata.
Una voce e una batteria. Il suono più naturale tra tutti i suoni e lo strumento che più di tutti è vicino al ritmo primordiale, quello del battito del cuore. Diptych esplora dell’uno e dell’altro le molteplici possibilità melodiche in un duplice errare nello stesso spazio, stile e trama. Quagliata e Royston -rispettivamente di origini napoletana e texana- portano in questo duo le suggestioni dei loro Sud, del gospel, del jazz newyorkese, della musica colta europea, di quella dei Monti Appalachi ma, soprattutto, di musica spontanea senza appartenenza di genere che viene creata su immagini, fotografie di vita, racconti di viaggi, letture, film ed emozioni condivise. Si alternano momenti di improvvisazione, a momenti che rimandano a una melodia conosciuta, che poi si perde di nuovo in musica spontanea. Il testo a volte è “non sense”, un gioco ritmico portatore di suoni e ricordi anche di altre culture. Paola canta lingue che ama, il cinese, l’arabo, il napoletano, il greco, il turco; usa i fonemi e i rimandi delle culture cui queste lingue appartengono per arricchire il tappeto sonoro su cui far muovere il proprio corpo vocale. Rudy è laureato in poetica; porta nella sua musica anche i racconti della bisnonna cresciuta come schiava in una piantagione di cotone.
Diptych è dunque un dittico, un doppio punto di vista, un duplice vagare nei medesimi luoghi con lo stesso respiro, perché per i due l’identità non è che una stratificazione di memorie in cui inserire anche l’ambiente circostante.

S'intitola invece "Flatbed Buggy" il nuovo album del batterista e compositore statunitense Rudy Royston, prima scelta ritmica per artisti del calibro di Bill Frisell, JD Allen o Dave Douglas.
Copertina e titolo fanno subito capire che l'album ha ben poco da spartire con la classica iconografia jazzistica: niente interni di fumosi locali cittadini o grattacieli di  grandi metropoli, ma un vecchio carretto di quelli trainati da un cavallo e usati nelle fattorie del sud per piccoli trasporti. L'ambientazione bucolica trova in qualche modo conferma anche dall'inconsueto organico utilizzato da Royston, che ha messo insieme un quintetto quasi cameristico. L'aspetto melodico prevale decisamente su quello ritmico nelle calde e malinconiche composizioni del batterista, cresciuto a Denver, ma memore dei giorni trascorsi in gioventù nelle campagne del Texas, dove era nato e di dove era originario anche suo padre.
"Flatbed Buggy" ruota attorno all'idea del "tempo": quello dei giorni della spensieratezza, ma anche dell'inizio di tutte le cose, di un processo di crescita personale e musicale. Tutti i brani hanno un qualche riferimento al concetto di tempo e di movimento e ogni tre o quattro pezzi ci sono dei "bozzetti", brevissime composizioni che fungono da momenti di transizione, "salti nel tempo" per connettere diversi periodi ed episodi.