Il programma del cartellone principale vedrà importanti nomi di musicisti italiani insieme ad artisti del panorama internazionale. In questa scelta, che anche quest’anno presenta un certo rischio, è implicito l’intento per il Piacenza Jazz Fest 2021, nonostante le difficoltà dovute al prorogarsi della situazione emergenziale, di mantenere intatta tutta la sua ricchezza artistica e l’inclusività, che sono anche tra i suoi marchi più importanti e identitari.

Saranno ben tredici le serate in programma, ospitate negli spazi che sono stati ritenuti più idonei a ospitare concerti nel più rigoroso rispetto di tutte le normative e le ordinanze relative alla sicurezza degli spettacoli dal vivo, compresa l’applicazione della distanza tra gli spettatori, in seguito alla quale i posti disponibili saranno limitati. Per ovviare a questa diminuzione, diversi appuntamenti prevedono un doppio spettacolo.

Anteprima emozionante lunedì 30 agosto grazie a un duo di immenso fascino cui il Piacenza Jazz Club è particolarmente legato. Sia a Gianluigi Trovesi che a Gianni Coscia è stata infatti intitolata una tessera associativa, all’ultimo in particolare proprio nel 2021, anno in cui ricorre il suo ottantesimo dalla nascita. Presso l’Auditorium della Fondazione di Piacenza e Vigevano in un doppio set porteranno il repertorio del loro ultimo disco uscito per ECM “La misteriosa fiamma della regina Loana”, che ricorda il maestro Eco, legato da fraterna amicizia con entrambi.

Per l’inaugurazione di sabato 18 settembre allo Spazio Rotative finalmente si corona un sogno che l’associazione insegue da tempo, quello di avere la presenza di Camille Bertault, uno dei talenti più sfavillanti del canto jazz. Il potenziale canoro di Camille, dallo stile dolce, libero e sfrenato, porta con sé note di freschezza nell’universo del jazz in un modo del tutto accattivante: il suo è uno stile musicale personalissimo fatto di ritmi e note frizzanti, ma soprattutto di parole che si riflettono nei suoi testi scanzonati.

Il 2021 è ricco di ricorrenze speciali per il mondo del Jazz e nel corso dell’anno l’associazione ha cercato di dare adeguato spazio a ciascuna, non poteva quindi mancare di festeggiare gli 80 anni di un simbolo come il pianista Franco D’Andrea, il cui stile inconfondibile ha segnato un’influenza decisiva su tanta musica improvvisata qui in Italia così come all’estero. D’Andrea si esibirà in concerto in piano solo giovedì 23 settembre nell’Auditorium del Conservatorio “Nicolini”.

Un felice ritorno da assoluto protagonista sarà quello che vedrà il guru del mondo delle percussioni e della batteria Trilok Gurtu – già al fianco di Jan Garbarek in un concerto storico al Teatro Municipale di qualche anno fa – sul palco del Teatro President domenica 26 settembre in un concerto dal titolo suggestivo come “God is a drummer”. Il riferimento è al suo ultimo album di recente uscita per l’etichetta Jazzline, un brillante caleidoscopio di musiche che intrecciano anime e radici apparentemente molto lontane tra loro con un effetto di brillantezza ed estro rari.

Giovedì 30 settembre sarà la volta del primo dei due concerti in programma nella Basilica di San Savino. Scelta per la ricchezza della sua storia e per l’aura di spiritualità che vi si respira, la Basilica sarà il luogo ideale dove ascoltare il concerto in programma, dal titolo “Mingus World”, che vede affiancati la viola di Maria Vicentini e il contrabbasso di Salvatore Maiore. Il repertorio è interamente dedicato alla figura del grande compositore e contrabbassista Charles Mingus, una ricerca attraverso gli innumerevoli colori della sua musica in una formazione inusuale ma affine alla scrittura dell’autore.

Fin dalla sua nascita il cinema ha avuto un rapporto simbiotico con la musica, di cui non può fare a meno e la musica, dal canto suo, ha attinto dall’immaginario cinematografico nuova linfa, creando dei veri capolavori, si pensi alle colonne sonore immortali di Morricone, per fare solo un nome. Una rilettura creativa e immaginifica sarà quella che caratterizzerà il weekend del 2 e 3 ottobre presso la Sala degli Arazzi della Galleria Alberoni grazie all’estro di Mauro Ottolini coi suoi Sousaphonix. Il gruppo diretto dal trombonista, compositore e arrangiatore, musicherà in tempo reale due film molto diversi per storia e nascita, ma che hanno segnato entrambi, a modo loro, la storia del cinema muto. Si inizierà nella serata di sabato con la pellicola del 1911 “Inferno” di Francesco Bertolini, basato sulla prima Cantica della Divina Commedia, molto calzante proprio in questo 2021 in cui si ricorda l’anniversario dei 700 anni dalla morte del poeta. Domenica invece si cambierà completamente registro e si passerà a “Buster Kluster”; in questo caso il gruppo guidato da Ottolini dal vivo farà da colonna sonora a uno dei capolavori del muto, “Seven Chances” che Buster Keaton realizzò nel 1925, una pellicola dal ritmo incalzante, che procede a velocità mozzafiato di gag in gag.

Mercoledì 6 ottobre all’Auditorium della Fondazione di Piacenza e Vigevano un duo a dir poco speciale e innovativo composto dal trombonista Gianluca Petrella e dal vibrafonista Pasquale Mirra. Sul palco quindi si intrecceranno il suono del trombone con l’elettronica, che si mescoleranno con vibrafono, marimba e altre percussioni, creando un insieme molto particolare. Un duo atipico in un gioco di equilibri tra melodia, ritmo, armonia ed elettronica.

Venerdì 8 ottobre sempre all’Auditorium della Fondazione di Piacenza e Vigevano invece spazio alle nuove generazioni del Jazz italiano che si stanno distinguendo nel panorama nazionale. A suonare saranno i musicisti del trio del pianista cremasco Francesco Orio, che stanno portando avanti da diversi anni ormai un discorso musicale originale alla ricerca della dimensione essenziale del suono, col loro ultimo progetto dal titolo “OS”. In questo caso l’ingresso sarà libero con prenotazione obbligatoria.

Una delle caratteristiche ricorrenti del Piacenza Jazz Fest è quella di poter vedere dal vivo alcuni dei musicisti più leggendari della storia del Jazz, memori di quell’avvio fulminante di 18 anni orsono, quando il Jazz Fest ospitò uno storico concerto di Wayne Shorter. Solo negli ultimi anni hanno suonato per la kermesse musicisti del calibro di Lee Konitz e Benny Golson. Quest’anno domenica 10 ottobre alla Sala degli Arazzi della Galleria Alberoni sarà la presenza di Billy Hart col suo quartetto di all stars (Mark Turner al sax tenore e Ethan Iverson al pianoforte) ad allacciare tutti gli spettatori alla storia del Jazz: nella sua musica si sentiranno gli echi di McCoy Tyner, Stan Getz, Miles Davis, Wes Montgomery e di tutti gli altri giganti con cui questo incredibile batterista ha suonato nella sua carriera.

Sempre nella Basilica di San Savino, giovedì 14 ottobre, si esibirà in solo in un concerto di grande fascino il clarinettista Marco Colonna; un musicista molto attento alla ricerca sul suono, liberato da qualsiasi maschera stilistica e al di là di ogni limite tecnico e fisico.

Domenica 17 ottobre al Teatro President due tra le più interessanti orchestre nate a Milano negli ultimi dieci anni, veri e propri laboratori musicali di innovazione e ricerca, quali l’Artchipel Orchestra e l’Orchestra di via Padova, proporranno il repertorio che li ha visti collaborare per dare vita a “Batik Africana Suite”. La serata è organizzata in co-produzione con la nota rassegna emiliana “Crossroads”.

Chiusura in grande stile alla Sala degli Arazzi della Galleria Alberoni dove domenica 24 ottobre si esibiranno i divini John Scofield e Dave Holland. Nnon solo due punti di riferimento e autorità assolute, ciascuno per il proprio strumento – chitarra e contrabbasso – ma ancora capaci di tracciare nuove strade e di reinventarsi nuovi percorsi musicali. Un vero evento da non lasciarsi scappare.