Memoria e innovazione

di Angelica Dadomo
(addetta stampa del Piacenza Jazz Club)

Memoria e innovazione. Sono queste le due traiettorie su cui si è sempre mosso il Jazz Fest e che si possono rintracciare anche in questa diciannovesima edizione. Il valore assegnato alla memoria è collegato al bisogno imprescindibile di mantenere un legame con il passato, cogliendo al volo le occasioni offerte ad esempio dalle ricorrenze e dagli anniversari. Questi rappresentano infatti stimoli preziosi per tornare a volgere lo sguardo agli esempi più fulgidi di coloro che ci hanno preceduto e che, per il solo fatto di non agire più nel tempo presente, non significa che abbiano smesso di parlarci. La memoria interpretata come recupero della nostra storia di cui fare tesoro, attraverso alcune tra le più luminose esperienze del passato e di cui va riassorbita e tramandata l’esperienza.

Rientrano nel filone della memoria per quanto riguarda il cartellone principale: il concerto inaugurale che esplora la dimensione musicale dell’anima artistica di Pier Paolo Pasolini grazie a un ottetto di solisti di grande valore, il reading che ruota attorno ai fulminanti testi di Ennio Flaiano per voce recitante e contrabbasso o il tributo per piano solo a Francesco De André, il cantautore poeta di cui verrà valorizzata in particolare la bravura compositiva.

In programma con il medesimo intento si possono citare qui anche le giornate di approfondimento dedicate ad alcune icone che hanno contribuito a costruire la storia del Jazz attraverso un approccio multidisciplinare e la proposta di contributi di diverso tipo, che ormai sono diventate un classico della programmazione, quest’anno incentrate su Bill Evans e Charles Mingus.

Sull’altro versante si trova l’innovazione, complementare a quello della memoria, che è sinonimo di vitalità e di un buono stato di salute. Innovare implica essere proiettati verso il futuro, alla ricerca continua di nuova linfa che porti avanti il proprio ambito espressivo di azione, è l’essenza stessa della creazione. Lontana dalla forzatura del rinnovamento autoreferenziale, fine a sé stesso, la vera innovazione è di fatto indispensabile per tenere viva l’Arte in ogni sua forma espressiva, in questo caso un genere come il Jazz in particolare, che ne ha fatto una sua cifra stilistica oltre che matrice.

In questo filone rientrano i giovani musicisti che hanno preso parte al Concorso Nazionale “Bettinardi”, fucina di talenti promossa dal Piacenza Jazz Club che non smette mai di sorprendere per l’alto livello qualitativo dei partecipanti, riuscendo a selezionare ogni anno artisti in grado di trasformarsi in promesse mantenute. Tantissimi tra quelli visti e ascoltati nelle ultime edizioni sono in cartellone quest’anno, sia in quello principale che nell’Altro Festival, e il merito è tutto il loro, perché sono riusciti a sfruttare le occasioni e le loro capacità dimostrando, in un ambiente non facile e in difficoltà, per tutta una serie di problemi contingenti e strutturali, di avere una spiccata personalità e una propria identità che li caratterizza e li rende unici. Auguriamo loro che questo sia solo l’inizio di una lunga storia. Ci sono i vincitori nelle tre categorie dello scorso anno che finalmente potranno esibirsi al Milestone Live Club davanti al pubblico, mentre il contesto pandemico aveva limitato le loro finali solo alla visione in streaming. Grande attesa anche per il concerto di una finalista dell’edizione precedente, Anaïs Drago, in un concerto in solo dove esplorerà tutte le possibilità offerte dal suo strumento, il violino, nel  suggestivo contesto della Basilica di S. Savino.

Ovviamente l’innovazione non è solo un fatto anagrafico e non è certo peculiarità specifica della giovane età. È pressoché una certezza che ne conterrà una dose elevatissima il concerto di due mostri sacri come Enrico Rava e Fred Hersch. Il jazzista italiano più famoso anche nel mondo non si è mai seduto sugli allori dei suoi successi e affronta ogni nuova collaborazione con una bella dose di curiosità, alla scoperta di nuovi linguaggi, oltre che di nuovi talenti. Il pianista americano dal canto suo è una figura che sfugge da qualsiasi cliché, pronto a sfidare le definizioni con cui si cerca di vestirlo. I due insieme non potranno che stupire, accompagnando gli spettatori per strade fin qui ignote.

Buon festival a noi!