Se tutti si interessassero di musica…

Non so di chi sia la frase “Se tutti suonassero uno strumento musicale, non ci sarebbero guerre” (o qualcosa di simile), ma so che è una frase, un concetto, che mi è sempre stato caro. In effetti dubito che chiunque si interessi di musica, o chi suona o canta, possa anche solo pensare di non rispettare qualcuno o qualcosa. Sì, mi direte che ci sono un sacco di eccezioni, vero, ma in generale penso che la sensibilità di chi è vicino alla musica, possa in qualche modo farlo essere una persona migliore. Lo stesso si può pensare per tutte le altre arti, anche se Adolf Hitler – prima di essere quell’Hitler! – voleva diventare pittore e adorava Wagner. L’eccezione che conferma la regola? Sta di fatto che essere vicini alla musica, ascoltarla, farsi prendere o – meglio ancora – suonare uno strumento o perfezionare il proprio canto, porta l’individuo a una sensibilità superiore, a quel modo di “sentire” le persone, gli animali, la natura e tutto ciò che ci circonda in modo diverso, di percepire la vita come un sacro momento da dedicare alla bellezza che ci circonda. Dubito che ciò includa il sopraffare o maltrattare qualcuno o qualcosa, distruggere anziché costruire, far piangere invece di sorridere, infliggere disperazione invece di consolare, spezzare esistenze invece di valorizzarle.

La musica, tutta la musica, suona diversamente dal suono della guerra. E così anche il Jazz, la musica della fratellanza per antonomasia, della contaminazione tra culture, genti, tradizioni e pensieri.

Personalmente mi ritengo fortunato ad interessarmi di musica e a suonare; dovrebbe sentirsi così chiunque possiede la mia fortuna. Non ho figli, ma se ne avessi avuti, al di là di assecondare le loro inclinazioni e aspirazioni (Art. 147 del Codice Civile), cercherei di avvicinarli alla musica, come fece mia mamma con me e di questo le sarò eternamente grato.

Ecco che promuovere la musica, in ogni sua forma, diventa un’opera di bene verso l’umanità. Nel suo piccolo, il Piacenza Jazz Club lo fa con passione, entusiasmo e dedizione da diciannove anni attraverso il Fest, il Milestone e la Milestone School of Music. In più fra qualche mese pubblicherà, grazie a Zecchini Editore, il volume “365 + 1 giorni di Jazz”, dove il lettore/ascoltatore potrà godere e approfondire un brano jazzistico per ogni giorno dell’anno.
Abbiamo vissuto anni difficili a causa della pandemia, un’esperienza che nessuno di noi avrebbe mai pensato di vivere; ora la guerra, le difficoltà economiche, insomma una società che sembra malata o moribonda; a maggior ragione lasciamoci prendere dalla musica, dalle cose belle che sono sempre esistite, ci sono ed resteranno sempre. Pensiamo e “sentiamo” positivo, è importante per la nostra vita e per quella di chi circonda. Per quanto ci riguarda non ci siamo mai fermati e continueremo a proporvi il meglio che possiamo.

Buon festival!

Gianni Azzali
(direttore artistico e organizzativo)