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La passione per questa strana musica


(Gioie e dolori di un appassionato di Jazz piacentino)

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Cosa saremmo senza passioni? Senza amori un po’ incoscienti? Senza qualcosa che riesce a trascinarci via nonostante tutto? Senza qualcosa che continua a farci un po’ sognare e, perché no, a tenerci un po’ bambini? La passione è qualcosa che trascende il quotidiano e le piccolezze della vita e ci fa guardare più in alto e sentire cose che altrimenti non sentiremmo mai. Fortunato chi ne ha più di una, fortunato. E’ così che si sente chi ha la passione per qualcosa, fortunato. I miei amici fondatori, i tanti volontari che si sono alternati in questi anni, le centinaia e centinaia di soci del Piacenza Jazz Club e il sottoscritto, penso ci riteniamo fortunati. Fortunati a nutrire da tempo immemore una forte passione per la Musica prima di tutto, ma in particolare per quel mondo strano, colorato e al contempo in bianco e nero che è il mondo della musica jazz.
Già, il Jazz. Come definirlo? Non si può; il termine stesso significa poco o comunque fa dibattere gli storici su diversi significati...  poco importanti, perché il Jazz non si fa imbrigliare da una definizione, non riesce a stare tra le pagine di un dizionario, non accetta limiti ed etichette. Il Jazz nasce e vive libero, di quella libertà pura che ha affascinato e continua ad affascinare milioni di persone nel mondo. Certo, ci sono gli stili, le epoche, le mode, i problemi sociali ed economici; tutti parametri che hanno in qualche modo contraddistinto il suo essere, che rimane sempre e comunque indefinibile e gli consente di spaziare, di contaminarsi e contaminare, di travestirsi e tramutarsi da principe a barbone, da donna a uomo, da bimbo ad anziano, da saggio a frivolo. Il Jazz vola alto, come tutta la Musica, come tutta l’Arte; si ispira all’essenza della vita e non può essere piegato e/o strumentalizzato da “forze” politiche o ancor più partitiche. Non è saggio. Non è giusto. Non dovrebbe accadere mai. La Cultura ha un’importanza e una valenza sociale e vitale talmente forte, che non può essere appannaggio della politica; va sostenuta, incoraggiata, mantenuta, valorizzata e nutrita sempre e dovunque. La Cultura è ciò che fa la differenza, la vera differenza tra una vita povera e una ricca; perché per noi una vita ricca è una vita piena di emozioni. Quelle emozioni che fanno crescere la donna e l’uomo e li rendono capaci di “sentire”, di sentire davvero, non di udire, ma di “sentire” la vita, gli altri, la natura. Ecco che allora si aprono gli occhi, la mente e il cuore verso il progresso umano, nel senso più alto del termine e compaiono quelle doti così preziose e purtroppo rare, come l’empatia, la compassione, la condivisione, la solidarietà.
Le passioni servono anche a tener duro, a inseguire un ideale anche quando tira un forte vento contrario. A noi serve per continuare sulla strada intrapresa quasi per scherzo quindici anni fa, quando tutto era più facile, forse perché eravamo più giovani, certamente più incoscienti. Rivedo le facce degli amici con i quali si condivideva questa passione per il Jazz, rivedo le prime riunioni, prima fra pochi, poi fra tanti e ancora oggi mi sembra incredibile quanti siamo diventati! Qualcuno si è perso per strada, qualcuno addirittura non c’è più, ma continuiamo a seguire la nostra passione e a contribuire (nel piccolo o nel grande, decidetelo voi...) alla vita culturale di questa città e del nostro bel territorio.
Il periodo non è dei migliori, i fondi per la Cultura sono spesso tagliati, secondo noi sbagliando decisamente strada. Spiace, dopo quindici anni, non vedere più il logo del Comune di Piacenza campeggiare sui nostri manifesti, spiace non averlo al nostro fianco; devo ammettere, ci sentiamo un po’ orfani. Per contro la Fondazione di Piacenza e Vigevano, pur con gli inevitabili e forzati tagli, continua fortemente a credere nel nostro progetto e alla sua ricaduta vitale sul tessuto sociale del territorio piacentino. Così come il Comune di Fiorenzuola, (quest’anno anche di Salsomaggiore), la Regione Emilia-Romagna, alcuni amici sponsor e, seppur con il solo Patricinio, anche il Ministero per i Beni Culturali.
Resisteremo, con passione, come sempre, proponendo anche quest’anno un cartellone che molte altre città ci invidiano, rassegne collaterali importanti come quella al Centro Gotico o nei pub e circoli giovanili, i donatori di musica negli ospedali e case protette così come in carcere, gli approfondimenti con masterclass e seminari, il convegno su “Jazz e Cinema” e gli aspetti più ludici come i jazz brunch domenicali, le incursioni in centro, i Jazz pedibus per le elementari, il Concorso Bettinardi per i giovani jazzisti italiani, le sinergie con il Conservatorio, la Ricci Oddi, la Galleria Alberoni, Fondazione Teatri, Crossroads e tante altre. Proseguiremo anche d’estate, in alcuni Comuni della Val Trebbia e Val d’Arda con la quinta edizione di “Summertime in Jazz”, che quest’anno farà tappa anche a Cerignale.
Ecco allora che con orgoglio vi presentiamo nelle pagine successive, prima gran parte degli artisti che Piacenza ha ospitato in questi anni, poi quelli che stiamo aspettando; graditissimi ritorni, come Uri Caine, Dave Douglas, Michel Portal, Louis Sclavis, Mauro Ottolini con un’orchestra sinfonica per un imperdibile omaggio a Tenco; e poi due nomi di grosso calibro, quasi emozionanti da annunciare, come Lee Konitz (effigie della nostra tessera lo scorso anno) che sarà una chicca che vogliamo dedicare al Milestone e Toquinho, organizzato grazie alla collaborazione con la Fondazione Teatri di Piacenza. Da non dimenticare l’astro nascente del pianoforte jazz Vijay Iyer al Nicolini.
Allora che dire? Gioie e dolori, come sempre, come è la vita stessa.
Meno male che esistono le passioni...
Buon festival a tutti!

Gianni Azzali